Il collocamento mirato per i disabili

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La legge 69/99 che riunisce le norme per il diritto al lavoro per i disabili ha riformato la vecchia legge 482/1968, ritenuta troppo assistenzialista .

Al comma due della nuova legge  viene data la definizione di collocamento mirato:
è “l’insieme di strumenti tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le persone con disabilità nelle loro capacità lavorative e di inserirle nel posto adatto, attraverso analisi di posti di lavoro, forme di sostegno, azioni positive e soluzioni dei problemi connessi con gli ambienti, gli strumenti e le relazioni interpersonali sui luoghi quotidiani di lavoro e di relazione.”
In parole più semplici l’inserimento lavorativo deve avvenire valutando attentamente le capacità del disabile e se necessario intervenendo con percorsi di formazione, stage e tutoraggio.

Il principio dell’ uomo giusto al posto giusto vuole favorire sia l’azienda che il disabile, facendo coincidere le esigenze di entrambi. Il disabile viene valorizzato e può contribuire in modo più consistente all’efficienza del ciclo produttivo.

Il passaggio dal collocamento “obbligatorio” a quello “mirato” indica il cambiamento culturale che intende il lavoro non più come mezzo necessario unicamente alla sussistenza ma come vera e propria forma di affermazione personale, in special modo per i soggetti disabili che possono così far emergere in pieno le proprie potenzialità.