Trasformare la flessibilità in un’opportunità, ovvero il precariato in lavoro stabile

0
272

Questo è senza dubbio il tempo del lavoro flessibile, cioè non duraturo ed a volte incerto. E’ proprio l’incertezza, la costante dei rapporti lavorativi degli ultimi anni, un’incertezza che impedisce di creare, di investire e di progettare il futuro.

Ma anche dai periodi difficili prima o poi si esce, non certo sperando nei “miracoli” della politica o dei governi, ma imparando a trasformare le difficoltà in progetti concreti e le esperienze di lavoro flessibile in opportunità di lavoro serio e continuativo.

Se il lavoro è troppo flessibile vuol dire solo che le aziende non hanno intenzione di spendere più di tanto, vuoi perché sono “tirchie” e “taccagne” o perché non ce la fanno proprio a sostenere gli eccessivi costi del lavoro dipendente.

La flessibilità, anche se è duro ammetterlo, rappresenta un’ancora di salvezza per molti imprenditori che utilizzano il lavoro a tempo, oppure occasionale,  solo in caso di effettiva necessità.

Il lavoratore flessibile, invece, se il periodo di pausa tra un lavoro e l’altro si allunga sempre di più, rischia di ritrovarsi senza reddito e, probabilmente, l’unica soluzione per trasformare la flessibilità in un lavoro stabile è quella di offrire le proprie prestazioni occasionali a più aziende.

Se durante le esperienze di lavoro flessibile si sono acquisite delle competenze specifiche, come, ad esempio, montare centraline elettroniche sulle auto, questa competenza può essere offerta a più aziende, magari presentandosi con una email o con una telefonata del tipo: “Si offre il seguente servizio… al seguente costo… solo al bisogno e senza alcun vincolo di collaborazione o di impegno continuativo da parte dell’azienda e da parte del sottoscritto…”. La flessibilità è una tentazione molto forte per le aziende, che, trovandosi senza alcuna responsabilità verso il prestatore d’opera, potranno contattarlo al bisogno,  consentendo allo stesso di ottenere diversi contatti e quindi un lavoro più continuativo.

Certo, in questo modo si diventa liberi professionisti o lavoratori autonomi, ma del profilo fiscale di questi lavori parleremo in seguito, intanto pensiamo a trasformare la flessibilità in un’opportunità di lavoro serio e stabile: il resto verrà da sé.

Fonte immagine: foto.libero.it

Lascia un commento