Giovani e lavoro

0
85

Nelle scorse settimane il governatore di Bankitalia, Mario Draghi ha sottolineato che la grave crisi economica  inciderà soprattutto sulle prospettive occupazionali delle giovani generazioni.

La considerazione non stupisce nessuno, anche se, almeno, fa piacere sentire che i “potenti” una volta tanto si rendano conto della drammatica situazione del lavoro giovanile. Ma il rapporto tra giovani e lavoro non è mai stato facile, soprattutto negli ultimi decenni in cui lo “scollamento” tra formazione scolastica e lavoro è ormai diventato abissale.

Le aziende cercano giovani in grado di eseguire abilmente lavori manuali, mentre istituti superiori e università formano giovani ricchissimi di nozioni e poco preparati in campo pratico. Così, infatti, le aziende rispondono a chi chiede loro perché siano così riluttanti ad assumente ragazzi neodiplomati o neolaureati. L’inghippo che renderebbe difficile il rapporto tra giovani e lavoro, starebbe, dunque,  alla base, ovvero nei percorsi formativi che i giovani intraprendono anche con il supporto e i sacrifici dei genitori.

Una volta che il percorso formativo viene intrapreso e poi completato è difficile tornare indietro, perché la personalità del giovane si sarà strutturata e definita verso una determinata scelta professionale. Evitare, invece, percorsi di studio che alla fine si riveleranno senza sbocchi, è, invece, possibile, perché a 15, 16 anni un ragazzo è più duttile e facilmente disponibile a rinunciare a percorsi di studio poco produttivi in termini di futuro professionale.

Ma quando si parla di colpe non ci si può sempre riferire ai giovani e alle loro famiglie: se il sistema dell’orientamento scolastico funzionasse a dovere, con indicazioni serie e utili per le scelte dei ragazzi, non ci ritroveremmo con i livelli disoccupazione che ormai tutti conosciamo e che rendono l’Italia il vero e proprio fanalino di coda dell’Europa.

 

Fonte immagine: perlacittà.it