La durata ideale della gavetta

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gavettaNel mondo del lavoro il termine “gavetta” indica un periodo più o meno lungo di esperienza professionale gratuita o, generalmente, sottopagata, utile per arricchire le proprie competenze ed ottenere in futuro un reddito più elevato.

Questa la situazione della gavetta, ieri, che durava un certo periodo di tempo per poi sfociare in un lavoro stabile e contrattualmente ben definito.

Oggi, invece, complice la selvaggia diffusione del lavoro precario e dei contratti “flessibili”, la gavetta è diventata interminabile e senza avere dei “santi in paradiso”, non esiste alcuna speranza alternativa di trasformarla in un lavoro vero, stabile e ben pagato.

Per uscire da situazioni simili bisogna darsi un limite, cioè stabilire un termine entro cui è necessario concludere la gavetta e passare al lavoro ben pagato. La gavetta vale sia per il lavoro autonomo che per quello dipendente.

Per entrambe le attività il termine ideale della gavetta è da un minimo di 2 ad un massimo di 5 anni. Superati i 5 anni bisogna cominciare ad interrogarsi sulla validità del proprio percorso professionale.

La gavetta, spesso, è una scelta obbligata, che si mantiene per carenza di valide alternative, ma può anche diventare una scelta, se intrapresa in giovanissima età. Esistono delle professioni, infatti, spesso molto qualificanti, dove il periodo di formazione post laurea, stage, e tirocinio, si allunga a dismisura portando la durata della gavetta oltre i 10 anni.

Bene: se il percorso è stato intrapreso tra i 20 ed  i 30 anni e si hanno alle spalle un impiego alternativo o una famiglia solida, dieci o più anni di gavetta possono anche starci. Se si inizia a fare gavetta dopo i 30  e non si può contare su situazioni per ammortizzare i costi di tale periodo, bisogna o rinunciare a priori o limitarsi a trovare impieghi con una maggiore nicchia di mercato che consentano di superare la fase della gavetta o del rodaggio, entro due, tre anni.

Fonte immagine: generazionep.blog.lastampa.it