Turismo come lavoro

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Il turismo starà pure cambiando nella sua forma, ma quel che non cambia è la passione per il viaggio e per la scoperta, tanto che numerose università di tutto il mondo si sono scomodate per dare qualche previsione in merito a quella fabbrica del lavoro che pare piuttosto, in un periodo di penuria come questo, la fabbrica dei balocchi.

Quella che oggi citiamo è la ricerca della Georgetown University, le cui stime sono facilmente condivisibili: prevede infatti che da oggi al 2018 le professioni più gettonate saranno quelle di cuochi e camerieri.

La ricerca condotta in collaborazione con lo U.S Bureau of Labor Statistics e con l’apporto del theWorkplace che si è occupato dell’elaborazione dei dati è chiara: le aziende cercano sempre più figure operative e nei 6 anni che verranno tre posti su sei saranno relativi al mondo del turismo, della ristorazione e del benessere.

Manco a dirlo ad essere avvantaggiati saranno tutti quei profili che hanno grandi capacità relazionali e una professionalità mirata verso il settore del turismo. Tutto questo è vero non solo per gli Stati Uniti, ma anche e soprattutto per l’Italia nella quale il reparto turistico rappresenta circa il 12% del PIL. D’altronde il nostro bel paese è uno dei più visitati al mondo e si stima che i turisti ogni anno sia circa 43 milioni.

Per ospitarli si conta che su tutto il territorio siano presenti circa 4 milioni e 350 mila posti letto che per chi ricerca lavoro si traducono in una marea di soluzioni occupazionali.

Il consiglio è dunque quello di puntare sulla formazione, per proporre la propria professionalità mirata. Diverse le qualifiche richieste:

  • camerieri;
  • cuochi;
  • pasticceri;
  • barman;
  • addetti pulizie;
  • manutentori;
  • animatori;
  • addetti benessere;
  • receptionist;
  • guide turistiche;
  • personal shopper;
  • revenue manager.

Queste sono solo alcune delle professioni verso le quali puntare.

 

 

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