Temporary shop: i requisiti per aprire un negozio a tempo

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pop up store

I negozi aprono e chiudono ad una velocità incredibile. Colpa della crisi e di molti altri fattori, decretando il fallimento dell’imprenditore che aveva puntato tutto sul progetto. Ma se si decidesse volontariamente di aprire un Pop – Up Store? E’ la soluzione che hanno adottato parecchi negozianti londinesi prima, newyorkesi poi. Visto che le condizioni economiche rendono la vita a lungo termine dei negozi difficoltosa, perché non pensare di far nascere negozi temporanei che nel giro di qualche mese scompaiono?

L’idea già dall’anno passato ha attecchito anche in Italia, soprattutto in Milano, seppure nel 2009 si è vista la nascita di Pop – Up Store anche a Roma, Torno, Bari, Napoli, Bologna e Firenze. Normalmente questi negozi spuntano fuori letteralmente come funghi durante periodi di festa come il Natale, Halloween, Carnevale o durante il lungo periodo dei saldi per chiudere immediatamente dopo.

In Italia nel Maggio del 2008 è nata addirittura un’associazione  che ha deciso di raggruppare sotto uno stesso nome operatori economici e titolari delle location. Il suo nome è Assotemporary e coordina gli imprenditori che desiderano intraprendere questa strada decisamente poco battuta, ma che probabilmente rappresenta il futuro delle vendite.

In Italia gli associati sono 40, per lo più milanesi, seppure da qualche mese la cerchia si allarga.

I requisiti per aprire un Pop – Up Store sono semplici ed essenziali:

  1. disporre di una location, che potrà essere di proprietà o meno. Nel caso in cui non si sia proprietari l’associazione ha elaborato un contratto di servizio, molto più conveniente di quello d’affitto;
  2. l’apertura del negozio deve essere pubblicizzata notevolmente, deve somigliare ad un evento unico ed irripetibile a cui pochi intendono mancare. E’ preferibile il negozio sorga in una zona commercialmente frizzante e in una grande città;
  3. tempo da investire nel proprio coraggioso progetto.

Incentivo all’apertura di attività di questo genere è la mancanza di vicoli legislativi soprattutto in relazione alla licenza commerciale. E’ infatti consentito vendere per qualche mese accessori per la casa, nei mesi successivi apparecchi informatici o abbigliamento.

Ultimo esempio di temporary shop italiano quello di Milano. Il negozio si chiama 121, il numero dei giorni che resterà aperto e si dedica alla vendita di libri d’arte e fotografia. Non affezionatevi, il 18 marzo evaporerà nel nulla.