Trovare lavoro senza raccomandazione

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In fatto di lavoro, gli approfondimenti televisivi e le rappresentazioni cinematografiche raccontano un ‘Italia immersa in un sottobosco di inciuci, intrallazzi e raccomandazioni. Anche le statistiche confermano che nella gran parte dei casi il lavoro si trova tramite la solita “spintarella”.

E’ così che molti figli di papà conquistano posizioni di prestigio stabili e non precarie, lasciando i lavori flessibili o da sfruttamento a chi purtroppo non ha parenti o conoscenti a cui appoggiarsi nella ricerca del lavoro. Con la crisi economica in atto è ormai necessario farsi raccomandare anche per svolgere lavori umili.

In questo quadro, pensare in termini di “crescita” ed “equità”, come dicono i nostri politici, sembra una gran presa in giro. Il dato è incontrovertibile: in Italia trovare lavoro senza raccomandazione è, se non impossibile, comunque difficile, molto difficile. I lavori più gettonati, ovvero le professioni intellettuali, sanitarie, di ricerca, insomma quelle in cui uno si fa il mazzo con anni di studio e di master, sembrano appannaggio esclusivo dei figli dei ricchi e dei potenti.

Non è da escludere che anche i figli dei ricchi siano più bravi, ma il dato che fa sorgere dei dubbi è che ad essere bravi sono sempre e soltanto loro: loro che fin da giovanissimi riescono a vincere pubblici concorsi o a diventare consulenti superpagati di enti ed istituti dove girano cifre a sei e più zeri, loro che poco più che ventenni riescono a diventare deputati regionali non riuscendo mai a fare un bel niente per i loro coetanei più sfortunati.

In Italia trovare lavoro ben pagato senza raccomandazione è ormai diventato una chimera. Il problema è culturale, perché dubitiamo che i potenti si impegnino in futuro a lasciare spazi ai figli degli altri. Clientele e familismi imperano da secoli nel nostro Paese, senza che si sia mai fatto nulla per cambiare in meglio le cose.

Tuttavia, trovare lavoro senza raccomandazione deve essere un’alternativa praticabile, anche a costo di andare all’estero: se si sono sacrificati anni di studio e di impegno, questi sacrifici vanno ripagati dalla legittima aspirazione a trovare il lavoro che piace e per cui si è studiato, e non perché si è “choosy”, come ha detto il ministro Fornero, ma perché non si è così fessi da vedersi soffiare il futuro da chi possiede solo il “merito” di essere nato ricco.

Fonte immagine: Vialiberamc.it

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