Scuola e lavoro

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Il sistema scolastico italiano è, da tempo,  accusato di essere una fabbrica di disoccupati e precari, per via dell’elevato numero di diplomati e laureati che non riescono ad accedere facilmente o per nulla al mercato del lavoro.

La situazione è molto diversa negli altri Paesi europei, dove, dopo la formazione scolastica, si accede molto più facilmente al mondo del lavoro. Quali sono i limiti della scuola italiana? Intanto una formazione troppo teorica e poco pratica che impartisce nozioni e regole, ma insegna poco  a “saper fare”.

Il mercato del lavoro italiano chiede, da decenni, persone che abbiano conoscenze e sappiano fare delle attività manuali, mentre la scuola ha insistito nella formazione teorica che “sforna” degli individui brillanti, ma molto adatti a svolgere professioni intellettuali e preferibilmente davanti a una scrivania.

Non è un caso che le maggiori opportunità di lavoro siano riservate ai laureati tecnici e ai diplomati delle scuole professionali. Eppure, dagli ultimi dati sulla formazione scolastica,  è emerso che quest’anno sarebbe cresciuto il numero degli iscritti ai licei, mentre sarebbe sceso quello degli iscritti agli istituti professionali.

La gravissima disoccupazione giovanile nazionale è, a parte la crisi, prodotta da uno scollamento abissale tra la teoria scolastica e la pratica lavorativa; scollamento che, probabilmente, è frutto di una certa mentalità o ideologia politica  proveniente da un passato in cui si abbandonavano le campagne e si iniziavano a conquistare i posti chiave dell’amministrazione pubblica e dei servizi.

Ma da allora è passato più di mezzo secolo e sarebbe il momento di invertire la rotta.

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