Retribuzioni: incostituzionali le 5 euro orarie.

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Parliamo spesso di ricerca di un posto di lavoro, ma quando questo posto di lavoro è stato trovato a quanto ammonta la retribuzione media cui ha diritto un lavoratore?

Un tribunale di Torino ha fatto di meglio e ha posto un paletto sotto il quale la retribuzione oraria non “dovrebbe” mai scendere.

Protagonista della vicenda una donna socia di una cooperativa, che per anni ha ricevuto una paga oraria di 4,86 €. La cooperativa svolgeva lavori di collaudo e logistica in appalto per conto di una multinazionale esterna e a fine mese alla propria socia erano retribuite circa 600 euro nette.

Non erano prese in considerazione incentivi e maggiorazioni per il lavoro domenicale o notturno e nessuno aveva mai parlato di tredicesima o quattordicesima, insomma buona parte dei diritti della lavoratrice non erano nemmeno presi in considerazione.

Il contratto che gestiva il rapporto fra donna e cooperativa negli ultimi giorni è stato dichiarato niente meno che incostituzionale dal Tribunale di Torino, in quanto lesivo dell’articolo 36 della costituzione italiana. Secondo l’articolo qualsiasi lavoratore ha diritto a una retribuzione che sia proporzionale alla quantità e qualità del lavoro offerto e che sia in ogni caso sufficiente per assicurare una vita libera e dignitosa per se e per la propria famiglia.

Ovviamente la sentenza del tribunale che dichiara la retribuzione oraria di 5 euro insufficiente per un’esistenza libera e dignitosa apre spiragli di riscatto per tutti i lavoratori sottopagati (che negli ultimi anni non hanno fatto che aumentare) e messo un grosso punto di domanda sui contratti Unci ossia dell’Unione Nazionale Cooperative Italiane, esattamente quello che gestiva il rapporto lavorativo della lavoratrice in questione.

Insomma un primo passo verso la tutela dei diritti dei lavoratori per i quali non ci si deve mai stancare di combattere.

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