Reagire alla crisi economica

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La crisi economica è fatta di tante cose: perdita del lavoro, difficoltà ad arrivare a fine mese, carenze di liquidità, fallimento della propria attività di impresa. Quando tutti questi problemi si sommano tra loro è facile sprofondare nella depressione più nera e disperante che spesso conduce a gesti estremi.

La crisi attuale è simile a una guerra che invece di combattersi con le armi si gioca sul terreno della mancanza di lavoro e di denaro.

Anche se cambiano le modalità di distruzione, i risultati sono sempre gli stessi, perché, anche la crisi, come la guerra, genera nuovi poveri, pochi ricchi e ingenti folle di disperati.

Da questa crisi prima o poi bisognerà uscire ma, intanto, per battere la fame e la disperazione, bisogna reagire. E’ vero: non esistono più il lavoro di una volta, il posto fisso e le relative tutele, ma nonostante questo bisogna provare a immaginare un futuro migliore e bisogna provare a immaginarsi diversi e proiettati verso un domani diverso e più sereno.

Per reagire alla crisi economica bisogna imparare a coltivare la speranza e a non sentirsi colpevoli. Se mancano i soldi, non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto in parrocchia o ai centri della Caritas. Se ci tolgono la casa non dobbiamo vergognarci di chiedere asilo a case famiglia e ad associazioni di volontariato.

Molto importante è avere a fianco anche una rete di protezione sociale fatta di amici o parenti disposti ad aiutarci quando ne abbiamo bisogno. Molte persone, oggi, finiscono in mezzo alla strada pensando immediatamente al suicidio perché, forse, sono o si sentono sole.

Ma dove sono finiti gli amici, i parenti, i fratelli, che una volta ci sostenevano e ci aiutavano in caso di bisogno? La fame e la mancanza di soldi stanno facendo molte vittime, ma altrettante le stanno facendo anche l’indifferenza di chi circonda e il disinteresse di chi ci governa.