Mercato del lavoro. Tra rigidità e flessibilità

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15548_sicurezza_lavoro3Studi ed analisi eseguiti anche in tempi recenti evidenziano che il mercato del lavoro italiano è sempre stato caratterizzato da una certa rigidità, ovvero una volta trovato il posto di lavoro, difficilmente lo si abbandonava.

Per colmare il gap con altre realtà lavorative internazionali, le norme che regolano il mercato del lavoro hanno introdotto incentivi alla flessibilità, cioè contratti che potessero avere una  scadenza predefinita o altre forme di collaborazione lavorativa.

Sono nati così i contratti di collaborazione, a progetto, di somministrazione e quant’altro la fantasia del legislatore avesse la capacità e la voglia di creare.

I contratti flessibili ed il lavoro flessibile, prevedono, infatti, una maggiore adattabilità della durata della prestazione, un più breve termine nella scadenza, metodi più semplici di scioglimento del contratto e dell’eventuale rinnovo, perché già stabilito in sede di definizione del contratto stesso e comunque rispondono al concetto che il lavoratore non debba per forza essere vincolato per tutta la vita allo stesso lavoro, ma possa cambiarlo continuamente.

In Italia la flessibilità non ha avuto risultati particolarmente felici, perché nella maggioranza dei casi le esperienze di lavoro flessibile coincidono con esperienze di lavoro mal pagato, con lo sfruttamento, insomma.

La flessibilità non regolata ai vincoli di tutela dei diritti del lavoratore si è trasformata così in precarietà, un tunnel spesso senza via d’uscita e senza speranza.

La  tradizionale rigidità del mercato del lavoro italiano, scontrandosi con la flessibilità, ha finito per partorire un mostro,  è così che potremmo definire il nostro mercato del lavoro.

Da un lato i dipendenti della vecchia guardia, con i capelli bianchi in attesa di pensione, che ritroviamo spesso negli uffici, concorsi bloccati, niente turn over e dall’altro i giovani di questa generazione che faticano ad accedere al mondo del lavoro o che vengono espulsi senza avere nemmeno il tempo di accorgersi di esservi entrati.

Insomma l’Italia non si è smentita: anche nella flessibilità ha mostrato troppa “rigidità”, nel senso inverso e cioè che se si entra nel tunnel del lavoro flessibile, si resta flessibili a vita. Tutto questo a svantaggio di un’intera generazione. Purtroppo.

Fonte immagine: www.regione.toscana.it