Leadership: la soft skill fantasma

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E’ una delle soft skill più richieste di questi tempi: perché l’Italia si rimetta in piedi servono giovani capaci, volenterosi ma soprattutto con la tendenza fondamentale alla leadership. Se anche tu credi d’essere in possesso di questa qualità, ti interesserà scoprire quelli che sono i principali errori commessi da chi in ufficio o in azienda, fa valere la propria leadership.

E a star dietro alle statistiche gli errori debbono essere tanti, visto che uno dei motivi scatenanti dell’insoddisfazioni in ufficio è appunto il capo.

La ricerca

La ricerca a cui ci riferiamo oggi è quella condotta e pubblicata da Aol Jobs: gli intervistati provenivano da ogni angolo di mondo e in totale si trattava di 1300 dipendenti che per la maggiore si sono dimostrati insofferenti al porsi sotto il comando di un incapace; meglio i lavori domestici!

Le percentuali d’altronde sono impietose per i capi di tutto il mondo che per la maggior parte risultano essere poco capaci e influenzando in negativo l’autostima del dipendente nel 60% dei casi. E l’80% dei partecipanti dichiara che sarebbe senza dubbio più produttivo nel caso in cui collaborasse con un capo preparato.

In effetti questo risulta anche stando a sentire i rari casi di dipendenti guidati da una leadership capace, che nel 98% dei casi riesce a motivare il lavoro dei propri colleghi e la produttività.

Il capo dunque risulta essere un elemento di vitale importanza per il buon andamento di un’azienda, la cui incapacità è in grado di mettere a repentaglio l’esistenza di un intero reparto e il buon andamento del gruppo. Basti pensare che chi ha un capo inefficiente per il 55% vorrebbe lasciare il lavoro, il 39% dei casi l’ha proprio lasciato.

Gli errori da evitare

Da questa ricerca risulta che il capo che guida un ufficio o un’azienda di rado ascolta i propri dipendenti  in relazione a preoccupazioni o problematiche lavorative, cosa evidentemente molto apprezzata dal dipendente che troverebbe più produttivo stringere un legame di fiducia con il proprio capo.

In altri casi (34%) a demotivare il dipendente sono le preferenze del capo per l’uno o per l’altro impiegato, preferenze che è evidente, vanno ben oltre il merito.

Infine il dipendente viene nella metà dei casi, interpellato dal leader solo quando ci sono questioni da risolvere.

Conclusioni

Da questa ricerca che si concretizza in una bella infografica, risulta chiaro che il buon capo:

ascolta i propri dipendenti;

non dimostra avere delle preferenze;

non interpella gli impiegati esclusivamente in caso di problemi da risolvere.