Questi ultimi anni non sono esaltanti in fatto di opportunità di lavoro. Le occasioni si fanno sempre più rade e il numero di persone che vengono espulse dal mercato si fa sempre più nutrito.
In questo quadro è naturale che si presenti la necessità di un nuovo inserimento lavorativo. Ma quando il tempo passa e non si riesce a trovare un impiego dignitoso e per cui valga la pena lavorare, molti si pongono la domanda se il lavoro bisogna trovarlo oppure inventarlo (o costruirlo).
La risposta si può solo adattare ai nostri tempi difficili dove gli impieghi fissi scarseggiano e non si riescono facilmente a trovare. In un simile contesto il lavoro va certamente inventato e costruito passo dopo passo. La risposta però non si chiude con questo esito semplicistico, perché quando a cercare lavoro o a perderlo è un giovane figlio di famiglia, il tempo per inventarsi un lavoro si può trovare, ma quando a perdere il posto è un cinquantenne o giù di lì, con moglie e figli da mantenere, l’idea di inventarsi un lavoro diventa più utopia che realtà.
L’ideale sarebbe ( da parte delle istituzioni) aiutare chi ha avuto la sfortuna di perdere il lavoro a costruire un nuovo percorso professionale. Quindi si tratterebbe di impostare una sorta di costruzione pilotata e obbligata.
Le Regioni, spesso, organizzano dei corsi di formazione professionale finanziati con i fondi europei: i cosiddetti corsi FSE che prevedono anche il rimborso spese, stage e, in molti casi, l’erogazione di attestati di qualifica.
Dopo la formazione dovrebbe essere obbligatorio l’inserimento lavorativo in senso ad aziende che possano beneficiare degli stessi fondi europei per pagare i costi delle nuove assunzioni. Le soluzioni per aiutare milioni di persone a ritrovare o costruire un lavoro, esistono, basta solo un po’ di volontà ( politica e umana) per applicarle.
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