Lavoro precari della Pubblica Amministrazione in Sicilia

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Con la fine del governo regionale, è in gioco anche il destino di migliaia di lavoratori precari della Pubblica Amministrazione. Più di venti anni fa, infatti, in piena politica di assistenzialismo, si è assistito al reclutamento di circa trentamila persone che furono collocate nei pubblici uffici come “Lavoratori socialmente utili” o articolisti, poi ex articolisti, dal nome di un articolo della legge regionale che nel 1989 varò l’assunzione “atipica” di questi precari.

Collocati negli uffici regionali, provinciali e comunali, i precari della PA siciliana hanno percepito per anni un sussidio di disoccupazione pagato con i soldi delle casse regionali, a cui non è seguito alcun versamento contributivo.

Nel corso del tempo si è assistito alla stabilizzazione di qualche precario, a qualche vincitore di concorso, a comuni o altri enti che hanno provveduto a integrare e pagare il lavoro di questi precari con fondi propri.

Ma, oggi, con la crisi finanziaria in atto e il rischio default del bilancio regionale, anche il destino di questi lavoratori diventa sempre più incerto. Alcuni comuni, a causa del taglio delle spese, hanno dovuto fare marcia indietro, azzerando le integrazioni orarie e di stipendio dei cosiddetti “contrattisti” e riportando le ore di lavoro, dalle trenta, alle ventiquattro ore settimanali.

Intanto, molti di loro attendono la fatidica data del 31 dicembre 2012, in cui si dovrebbe decidere l’ennesima proroga dei contratti di lavoro ( precari) o la stabilizzazione o il licenziamento definitivo.

Tutto dipenderà dai fondi di bilancio: se per quella data ci saranno, si continuerà a lavorare, altrimenti no. C’è da dire che la vicenda dei precari siciliani è una delle più strane e paradossali del mondo del lavoro italiano, in cui per più di vent’anni si sono fatte lavorare delle persone senza alcuna definitiva garanzia di assunzione.

I precari, di solito, lavorano a breve termine, quelli siciliani lo fanno praticamente da una vita e senza nessun contributo versato. Il 31 dicembre di ogni anno e per più di vent’anni, la Regione, trovando dei fondi che si materializzavano all’improvviso, ha rinnovato i contratti per mantenere questi lavoratori nella solita condizione: precaria, ma per sempre.

Fonte immagine: Informasicilia.it