Martedì 4 dicembre 2012 è stata una giornata storica per i giornalisti freelance italiani: il Parlamento ha approvato la legge sull’equo compenso per i giornalisti che collaborano con le varie testate nazionali. La norma prevede che le testate debbano pagare ai collaboratori un compenso equo e proporzionato al lavoro svolto, pena la decadenza dall’accesso ai contributi all’editoria.
La legge rappresenta sicuramente una svolta per migliaia di giornalisti freelance precari che scrivono articoli pagati in media 5 euro. La legge sull’equo compenso prevede l’istituzione, entro 30 giorni dalla sua approvazione, di un elenco dove dovranno iscriversi le testate giornalistiche che intendono pagare un equo compenso ai giornalisti freelance e che intendono così maturare il diritto ai contributi all’editoria.
Decadono dal diritto ai contributi, le testate che dopo sei mesi non si saranno ancora iscritte nell’elenco. Il compenso equo sarà determinato da un’apposita commissione costituita da rappresentanti del Dipartimento per l’Editoria, dei sindacati e dell’Ordine dei Giornalisti.
L’elenco delle testate sarà elaborato proprio dalla Commissione. Naturalmente, da parte dei freelance c’è molta attesa sulle conseguenze della legge e sulla sua futura applicazione. Da segnalare che la norma è “sperimentale”, cioè dura tre anni. Stessa durata anche per la Commissione, la quale, alla scadenza del suo mandato, dovrà essere rinominata modificando o prorogando il testo della legge.
La stessa Commissione stabilisce l’equo compenso entro sessanta giorni dal suo insediamento. La legge non risolve certamente tutti i problemi dei giornalisti freelance, ma sicuramente sancisce un principio fondamentale, ovvero che il lavoro va degnamente tutelato e non sfruttato.
Fonte immagine: Refusi.it


