Istat: L’ identikit del lavoratore a chiamata

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stretta-mano-lavoroSecondo l’ Istat il lavoratore a chiamata è un operaio, soprattutto attivo nell’alberghiero e nella ristorazione, che lavora mediamente per una trentina di ore al mese e un salario lordo di dieci euro l’ora soprattutto nelle aziende del Nord Est.

L’ identikit è stato stilato dall’ Istat in base ai dati analitici sulla domanda di lavoro a chiamata delle imprese italiane nel triennio compreso tra il 2006 e il 2009, sottolineando il fatto che le aziende sono ricorse al job-on-call nel 2009 per un totale di 111mila unità in media annua, con un incremento del 75%.

Francesco Rivolta, presidente della commissione lavoro di Confcommercio, parlando di questa particolare tipologia contrattuale, introdotta in Italia nel 2003, ha dichiarato:”Il lavoro a chiamata è uno strumento di flessibilità per il nostro settore e che favorisce inoltre l’emersione del lavoro nero”, e per Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl “il lavoro a chiamata, che é stato ideologicamente dipinto come il simbolo dello sfruttamento e della precarietà, é uno strumento valido, un contratto di lavoro con tutte le garanzie connesse, importante per far fronte ai picchi produttivi nei settori frammentati”.