Il Problem Solving: questo sconosciuto

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Si tratta di un requisito essenziale che non può mancare e che compare in numerosi annunci lavorativi. La tendenza di dare ai concetti nomi d’oltre mare, per renderli più chiccosi e professionale non fa altro che complicare le cose. Sarebbe molto più semplice richiedere, quale requisito fondamentale, la capacità di risolvere con rapidità i problemi no? Perché quando si parla di problem solving ci si riferisce esattamente a questa attitudine.

Il problem solving strategico

Niente di troppo complicato nemmeno in questo caso: si tratta di un modello comportamentale che spesso è applicato in ambito consulenziale e che garantisce il più delle volte un’ottima possibilità di successo. Ad inventarlo ci pensò, quasi inconsapevolmente Milton Ericson e Giorgio Nardone, ma successivamente il modello venne sviluppato da teorici e scuole californiane ed italiane.

Il Modello

Si basa molto semplicemente sul linguaggio, che dovrà essere il più persuasivo possibile, ma soprattutto sul costruttivismo. Secondo quest’ultimo è impossibile conoscere la realtà in quanto tale, dato che la conosciamo solo attraverso i sensi che inevitabilmente la alterano.

Dato che recepiamo informazioni parziali e non pure, è inevitabile dire che ci auto inganniamo, e dunque secondo i fondatori della teoria perché non farlo in maniera utile?

Ma come fare? Cambiando la prospettiva dalla quale si guarda una situazione ad esempio.

Tanto per cominciare bisogna conoscere per bene le abituali modalità di risoluzione utilizzate normalmente per porre fine ad un problema. Solo in questo modo le si potrà cambiare. Spesso infatti si usano, in fase di necessità, modelli di comportamento non funzionali, che provocano sempre una risoluzione parziale del problema.

In pratica

Ma come utilizzare il problem solving strategico, per effettuare realmente dei cambiamenti?

Per quanto no sembri, è più facile a dirsi che a farsi. Le fasi del percorso sono almeno 4:

  • il problema va definito in maniera chiara e concreta;
  • si devono analizzare le soluzioni che in precedenza sono state prese in considerazione senza grossi risultati;
  • si deve proporre una nuova prospettiva di cambiamento;
  • si deve creare un nuovo piano con il quale stimolare il cambiamento.

Insomma imparando dal proprio passato, il futuro dovrebbe essere più semplice.

 

 

 

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