Downshifting: scalare di marcia

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DownshiftingLavoro che stanca, lavoro che stressa, lavoro che rosicchia il tempo libero di ciascun lavoratore. Negli ultimi anni a scalare di marcia sono stati in molti. La tendenza è detta downshifting, mentre in Australia, dove il movimento si fa sentire in maniera molto decisa, è detto anche sea changing. Si tratta grosso modo della decisione presa da molti lavoratori e lavoratrici di ridurre il proprio salario, incrementando la propria libertà.

Le stime che parlano di downshifting utilizzano cifre da far girare la testa, pensate che i risultati ci dicono che più di 16 milioni di lavoratori al mondo sarebbero interessati ed inclini a scalare marcia, a rallentare. In Inghilterra ogni anno 260 mila cittadini cambiano vita, mentre in Australia  nel 2008 più di  un milione di persone tra i 25 e 45 anni ha dato un taglio al proprio stile di vita lavorativa. Una tendenza sociale con cui fare i conti e da non sottovalutare.

Parlare però esclusivamente di scelta consapevole di riduzione salariale contro un incremento del proprio tempo libero sarebbe riduttivo; il downshifting è qualcosa di diverso e sembra che per appartenere alla categoria dei lavoratori atipici che hanno detto basta, sia necessario aver cambiato dimora e lavoro. In Francia ad esempio vengono chiamati neo ruraux, neorurali. Manager e professionisti ad un certo punto della propria vita decidono di trasferirsi lungo la costa o in campagna, consapevolmente scelgono di cambiare lavoro, cambiare stile di vita, guadagnare più tempo libero e di maggiore qualità, rinunciando a salari che fino a ieri facevano invidia a tutti.

Il cambiamento  non è semplice. Sembra infatti che tutti i lavoratori che cercano di mutar stile di vita e lavoro siano sottoposti nell’ambiente professionale nel quale hanno sempre operato, ad una sorta di ostilità, visti negativamente in quanto intenzionati a rompere codici prestabiliti, predefiniti.  Inoltre c’è da fare i conti con la famiglia  e con la solitudine. Sembra un dato secondario ma gli amici ed i parenti continuano  a lavorare come sempre, mentre l’interessato avrà a disposizione molto più tempo libero da occupare con lavori meno impegnativi del precedente.

La difficoltà maggiore è rappresentata dall’elemento economico che obbligherà a rinunce a cui nel lungo periodo non tutti sono disposti. Rompere con il consumismo, adattarsi ad una vita fatta di risparmi, insomma il downshifting richiede un vero e proprio cambiamento di pelle e solo pochi riescono nell’intento soprattutto perché l’assenza di uno stipendio fisso e alto fa paura.

Eppure non sono pochi quelli che giurano che prima o poi cambieranno vita, riappropriandosi del proprio tempo libero, per fare delle proprie passioni un lavoro.