Disoccupazione, precariato e suicidi

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Gli esperti, ormai, concordano su un punto: la disoccupazione e il precariato possono far ammalare. Spesso possono anche “ far suicidare”. I numerosi casi di suicidio di disoccupati e precari forniscono un quadro agghiacciante della crisi economica, una sorta di mattanza o di massacro sociale che nessuno sembra voler fermare.

A togliersi la vita per disoccupazione e precariato sono giovani, meno giovani, insegnanti precari, imprenditori, aspiranti professionisti; insomma una lunga lista di profili che abbracciano qualsiasi fascia sociale.

Ma cosa spinge una persona al suicidio? Certamente la perdita di speranza o della possibilità di trovare in qualche modo una via d’uscita alla propria situazione. Scorrono ancora nella nostra mente le immagini dei funerali del giovane ricercatore palermitano, dell’insegnante 50 enne precario, del giornalista 41 enne, dello psicologo trentunenne, morti suicidi perché costretti ad un precariato senza fine.

Il suicidio è la spia di una condizione economica ed esistenziale che non funziona. Se l’identità della persona passa solo ed esclusivamente attraverso la realizzazione professionale, la negazione di questa possibilità può scatenare un senso di vuoto e di disperazione che inevitabilmente conduce a gesti insani.

Se a ciò si aggiunge che senza lavoro non si vive, il cocktail diventa esplosivo, portando a suicidi tanto eclatanti quanto dolorosi. Certamente il modello economico va completamente rivisto, aumentando le opportunità di lavoro ed educando le persone a sviluppare un maggiore spirito di adattamento alla realtà ed alle difficoltà della vita.

Chi si toglie la vita per difficoltà di lavoro si sente solo, isolato ed emarginato, altrimenti non cederebbe alla tentazione di farsi del male o di farla finita. Il deserto esistenziale del precario e del disoccupato è enorme e quando a ciò si aggiunge la certezza di non aver futuro, il passo verso il suicidio è breve. La vita passa anche attraverso il lavoro e la speranza di trovarlo. Se si nega questo, si porta la persona alla disperazione e persino al suicidio. Non lamentiamoci, poi, se qualcuno parla anche di “suicidi di Stato”.

Fonte immagine: Investireoggi.it