Debito pubblico e spese correnti in Italia

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Per debito pubblico si intende il totale delle passività di uno Stato, cioè tutti i debiti contratti dallo stessi nei confronti di creditori di varia natura: banche e altri investitori interni e altri prestatori di denaro esteri, mentre con debito corrente si intendono tutti i titoli di debito emessi dallo Stato per recuperare liquidità.

Nella finanza statale esiste anche un altro termine: la spesa corrente, cioè le uscite che uno Stato effettua per il funzionamento dei servizi pubblici. Tra entrate correnti ( imposte e tasse) e spese correnti,  in Italia esiste un disavanzo, cioè le spese superano le entrate e le emissioni di titoli di Stato servirebbero a coprire essenzialmente le spese correnti.

Eppure la percezione di tutti noi è di un’ annosa e lunga inefficienza di molti servizi pubblici nonostante una spesa corrente elevata. Secondo i dati riportati da Giornalettismo.com , le spese correnti in Italia sarebbero salite in maniera inspiegabile proprio nel periodo della prima crisi economica.

Nei primi mesi del 2009 lo Stato avrebbe speso 404,5 miliardi rispetto ai 359,7 dello stesso periodo del 2008, facendo salire il disavanzo di 74,2 miliardi di euro rispetto ai 17,2 del 2008.  In questo quadro si è continuato a parlare di tagli alla spesa pubblica, ma a ben vedere sembra che i tagli abbiano riguardato più le cose importanti ( Ricerca e Università, Investimenti e Sviluppo) che i privilegi della “casta”, le cui prebende non vengono mai azzerate.

Adesso la BCE ci richiama all’ordine e alla parità di bilancio se non si vuole rischiare il default ( il fallimento), ma le prospettive non sono rassicuranti. In passato per mascherare i disavanzi e le conseguenti inflazioni si stampava moneta, con l’entrata nell’area euro le disponibilità degli Stati membri devono coincidere con  quelle della Banca Europea. Ebbene: il nostro Paese si è comportato come se esistesse ancora la lira decidendo l’unione monetaria senza saper gestire in maniera diversa le proprie finanze.