Crisi mercato del lavoro in Italia: le cause

0
113

In Italia, per quanto riguarda il lavoro, fa più danni la raccomandazione che la crisi”. Questa l’opinione lapidaria di tanti disoccupati alle prese con la disperata ricerca di un lavoro che non si trova. Cresce di anno in anno, infatti, il numero di coloro che dopo aver inviato centinaia di curriculum e sostenuto decine di colloqui si ritrovano ugualmente a vivere il penoso status della disoccupazione.

In effetti, a parte la crisi, non è facile riuscire spiegarsi perché, nonostante la preparazione e un curriculum valido, molti non riescano ad accedere al mercato del lavoro. Il mondo delle professioni e delle opportunità è in crisi da tempo, la domanda è più elevata dell’offerta: tutte cose che ormai si sanno, ma forse non si riflette su un dato fondamentale che potrebbe spiegare le difficoltà di accesso al lavoro di milioni di italiani.

Questo dato si chiama “cultura della raccomandazione”, spesso unico, fondamentale criterio per assumere personale. Una recente statistica ha rivelato che la stragrande maggioranza degli imprenditori italiani preferisce assumere personale tramite conoscenze dirette piuttosto che estranei in cui vale solo la visione del Cv. Cioè, a parità di titoli e preparazione, si predilige il raccomandato.

Magari fosse solo così. A volte( per non dire spesso) il raccomandato lo si preferisce perché è tale, anche a prescindere dalla sua effettiva preparazione.

Con questo sistema e questa cultura si è assistito alla vera e propria distruzione del mercato del lavoro italiano, con persone incapaci messe a dirigere e gestire posti chiave o di responsabilità. In tutto questo la crisi non c’entra, quella semmai è arrivata molto più tardi.

La cultura della raccomandazione è tipica del DNA di molti uomini di potere italiani. Anche da testimonianze storiche si evince la pessima abitudine di favorire le carriere di amici e parenti. Si faceva così in epoca rinascimentale, nel periodo pre e post Unità d’Italia, si è continuato a fare così durante la prima Repubblica e ancora peggio nella seconda.

Insomma la storia del mercato del lavoro italiano è un susseguirsi di raccomandazioni sfacciate messe in atto per fini familistici e politici. Questo sistema rappresenta una palese violazione del dettato Costituzionale e andrebbe giustamente punito. Fino ad oggi, purtroppo, ad essere puniti sono stati gli onesti che non hanno appoggi o conoscenze utili a favorire il loro ingresso nel mercato italiano dei lavoratori… raccomandati.

Fonte immagine: diversamenteoccupati.it