Crisi economica in Italia: segnali di uscita?

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Nei giorni scorsi, i mezzi di informazione hanno annunciato a gran voce le dichiarazioni del ministro per lo Sviluppo Passera, secondo cui l’Italia starebbe per uscire dalla crisi. Non sappiamo se il ministro si sia dotato di sfera di cristallo o abbia davvero carpito dei segnali di miglioramento, ma questi segnali, gli italiani stentano a vederli.

A giudicare dagli ultimi aumenti dei prezzi, dai recentissimi suicidi di disoccupati e dal calo del consumi, l’uscita dalla crisi sembra ancora lontana. Sinceramente non crediamo che l’Italia abbia la seria intenzione di uscire dalla crisi. Da mesi si parla di equità, crescita e sviluppo, ma i proclami sono sempre gli stessi, mentre i salari perdono il loro potere di acquisto e le persone spesso perdono definitivamente il loro posto di lavoro.

Se non si cambierà modo di ragionare, l’Italia non uscirà mai dalla crisi, trasformandosi in uno Stato zerbino al servizio dei voleri degli altri partner europei.

Negli anni, il nostro Paese ha attuato una politica di risanamento basata sulle tasse, nel tentativo di colmare un debito pubblico spaventoso. Mai tale politica è stata più deleteria per uno Stato democratico. Dall’altro lato, invece, sono scarseggiati gli investimenti per il lavoro e e lo sviluppo, con il risultato che le tasse le hanno potute pagare solo in pochi, escludendo i grandi evasori.

Nel frattempo, le forze più abili e talentuose del Paese sono emigrate e continuano ancora oggi ad emigrare all’estero, trovando lavori ben pagati e versando le tasse agli Stati che li ospitano.

La crisi economica italiana è stata prima di tutto dettata da madornali errori politici e poi da un frettoloso ingresso nell’euro. I nostri politici, pardon, i nostri tecnici, vedono segnali di uscita, noi a dir la verità, vediamo i soliti proclami promozionali finalizzati a somministrare dei palliativi a un malato ( lo Stato) in agonia già da tempo e forse già in fase terminale.

Fonte immagine: Selfpublishinglab.com