Crisi economica in Italia e fenomeno migratorio

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In tempi di crisi gli italiani tornano ad emigrare e lo fanno in massa, proprio come accadeva 40 anni fa o nell’immediato dopoguerra. Anche se non stiamo vivendo una guerra combattuta con le armi, stiamo sicuramente attraversando una dura battaglia combattuta a colpi di spread e di speculazione finanziaria.

In giro non si vedono soldati armati, ma le vittime della crisi esistono e ormai non si contano. Tra queste, imprese fallite, imprenditori e disoccupati suicidi, intere famiglie ridotte a un penoso ed insopportabile stato di povertà.

Una cosa è certa: così non si può proprio continuare. Ma siccome la politica è ormai sorda ai bisogni ed ai richiami del popolo( presa com’è dalla frenesia di tappare gli sprechi ed i buchi di bilancio) bisogna pur far qualcosa per tentare di salvarsi dalla fame e dalla miseria.

Una possibile soluzione al dramma esistenziale della povertà arriva certamente dall’emigrazione. Fenomeno che ha da sempre accompagnato la storia dell’Uomo e dettato da quel primordiale istinto di sopravvivenza che spinge a cercare il meglio altrove quando in patria non esistono più speranze di un futuro.

Negli anni della crisi, gli italiani emigranti sono stati circa il 30%. Le mete preferite dagli “esuli” del Nuovo Millennio sono: Svizzera, Germania, Gran Bretagna, Austria, Australia e Canada. L’identikit dei migranti a causa della crisi è molto variegato e comprende giovani diplomati e laureati, ma anche famiglie in cui entrambi i coniugi hanno perso il lavoro e ultraquarantenni.

Questi ultimi trovano accoglienza tra Svizzera e Germania, mentre oltreoceano esiste un limite di età all’ingresso dei migranti, fissato a 45 anni. L’inserimento lavorativo è più semplice per i giovani specializzati che conoscono le lingue, i quali riescono in breve tempo a trovare l’impiego per cui hanno studiato tanti anni.

I soggetti più maturi che sconoscono la lingua del Paese ospitate trovano impiego in posti meno qualificati, ma comunque retribuiti. I tempi di attesa per la ricerca di un lavoro all’estero sono estremamente ridotti rispetto all’Italia. In media un lavoro all’estero si trova entro tre mesi dall’arrivo. Una media che sembra quasi un miracolo rispetto a quello che si può trovare in Italia: ovvero il nulla o lo sfruttamento a vita.

Fonte immagine: Dampetiawebtv.tv