
Queste parole suonano alle orecchie dei cittadini come un allarme, ma sono anche il sintomo di un malessere economico da cui difficilmente si potrà uscire. La crisi non è un evento naturale imprevedibile, ma un atto creato, pensato e prodotto ad arte dalle squallide manovre di chi governa i destini economici e finanziari dei vari Stati.
La crisi dell’Euro è nata per una cattiva pianificazione dell’unione monetaria, basata solo su un fatto economico e non sull’unione politica. Si è preteso di abbassare il debito degli Stati membri non considerando le loro diverse modalità di spesa. Risultato: il debito di questi Paesi è cresciuto, i cittadini si sono impoveriti, le aziende chiudono, la disoccupazione cresce e le banche a corto di liquidità vengono rifinanziate dalla BCE.
Il meccanismo della crisi è proprio questo: tenere a bada il debito dell’Eurozona, finanziando le banche che compreranno i titoli di Stato dei paesi indebitati. Ma questo meccanismo non farà altro che far indebitare ancora di più i Paesi a rischio default, i quali saranno costretti a pagare interessi ( quasi sempre elevati) su questi stessi titoli.
Far stampare euro agli Stati membri o rifinanziare direttamente i governi potrebbero essere delle valide strategie per uscire dalla crisi, ma non si attuano. Perché? La risposta è facilmente immaginabile: se un’economia si riprende, si hanno meno possibilità di domarla o dominarla.
La crisi dell’Eurozona è una crisi di potere, una smodata voglia di potere che crea la famigerata speculazione in grado di far alzare gli spread.
Per questo, le alte sfere della finanza stanno a guardare: il potere è una “torta” che solo in pochi si vogliono spartire. Attenzione però, perché un potere costruito sulla distruzione dei destini altrui potrebbe far “gonfiare le sfere” dei cittadini e come la storia ci insegna: un potere che lucra sulla vita altrui non riesce quasi mai a durare per sempre.