Crisi economica: emergenza suicidi imprenditori

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In un precedente post avevamo parlato dello spaventoso aumento dei suicidi tra le persone che avevano perso il lavoro. Torniamo sull’argomento per spostare l’attenzione sui numerosi casi di suicidio che in questi mesi stanno interessando gli imprenditori del Nord Italia.

L’ultimo, in ordine di tempo, a Bologna, dove un imprenditore edile di 58 anni si è dato fuoco in macchina davanti agli uffici dell’Agenzia delle Entrate. A spingerlo all’insano gesto, i debiti della sua impresa con il Fisco.

Il dato non è di poco conto, perché le cause dei suicidi nel mondo del lavoro, sia esso dipendente o autonomo, sono legate a tre fattori: crisi economica, disoccupazione ed eccessiva pressione fiscale. La scelta del darsi fuoco di fronte agli uffici di esazione delle imposte è altamente simbolica ed esprime un chiaro segno del disagio delle piccole imprese nei confronti delle pretese del Fisco che, scusateci per la rima, se ne infischia letteralmente della crisi esistenziale ed economica delle persone e delle imprese.

Dagli ultimi dati emerge che i suicidi di imprenditori con situazioni fiscali problematiche, siano circa 60, mentre complessivamente, negli anni della crisi si sarebbero verificati oltre 1000 suicidi tra persone disoccupate o che avevano perso il lavoro da poco o che erano state costrette a chiudere la loro attività. Si calcola, inoltre, che negli ultimi dieci anni, in Italia, si sarebbero suicidati circa 2500 imprenditori.

Gli opinionisti parlano di stillicidio o di suicidi indotti dallo Stato. Noi parliamo di tragedie indotte dall’ipocrisia di uno Stato che parla di crescita e sviluppo mentre, in realtà, agisce solo per togliere il futuro e la speranza ai suoi cittadini.

Fonte immagine: italiasudsanita.it