Come superare la crisi delle microimprese

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Le  piccole o piccolissime imprese, dette anche microimprese, rappresentano il 99%  del tessuto produttivo nazionale, di queste, il 90% opera ed ha sede nel Meridione. Un dato che evidenzia la forte vocazione imprenditoriale del Sud Italia, ma che  si scontra con il paradosso di una forte disoccupazione e di aziende che ogni anno aprono e chiudono i battenti nel volgere di una primavera.

Per sopravvivere alle difficoltà e superare i momenti di crisi bisogna sfruttare gli strumenti normativi messi a disposizione dell’Unione Europea, una di queste è la Sba  “Small business Act”, ovvero le linee di azione le piccole imprese che si traducono  in semplificazione normativa, riduzione degli oneri amministrativi, apertura dei mercati che intendono mettere al centro di una nuova politica produttiva questa tipologia di aziende, permettendogli di lasciarsi alla spalle la crisi “divoratrice” di quella fetta sana dell’economia.

Questo in sintesi quanto emerso nel corso del convegno ( nella foto) “Small Business Act: una nuova politica produttiva (Think small first)”, organizzato da Confindustria Catania, Ordine dei dottori Commercialisti e degli Esperti contabili (Odcec) di Catania e Aiti Sicilia (Associazione italiana tesorieri d’Impresa) in collaborazione con Andaf, Marino Consulting e Banca Nuova (e con il contributo del Gruppo Banca Popolare di Vicenza.

“Il convegno di oggi – ha affermato il presidente Odcec Catania Margherita Poselli – nasce proprio con l’obiettivo di far sapere ai nostri imprenditori che esistono gli strumenti e le soluzioni per superare la crisi”. Una di queste è fare rete.

Non sarebbe ipotizzabile – ha spiegato  il tesoriere di Confindustria Catania Nino Mirabile – chiedere ai micro, piccoli e medi imprenditori un ridimensionamento delle aspettative e della competitività o una rinuncia al raggiungimento di livelli più elevati di benessere e prosperità. Andrebbe piuttosto considerata l’incentivazione di processi di aggregazione, attraverso strumenti quali il Fondo Italiano di Investimento, la costituzione di Ati (Associazione temporanea di imprese), i contratti di Rete, così da attuare una politica di aggregazione che abbatta i costi di produzione, gestionali e distributivi e le renda maggiormente competitive”.

 

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