Articolisti e partita Iva

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La folta schiera di articolisti e web writer impegnati nella produzione di contenuti per il web si interrogano sempre più spesso sulla loro posizione fiscale, cioè sull’apertura o meno della partiva Iva.

Le norme fiscali sul lavoro intellettuale di produzione di contenuti, sia per la carta stampata che per il web, regolano la materia con le famose “cessioni di diritto d’autore”, cioè si cedono i diritti di pubblicazione di un’opera fruendo di una tassazione agevolata che considera imponibile solo il 75% dei compensi percepiti.

Ma resta sempre il dubbio sull’apertura o meno della partita Iva. Il mondo degli articolisti è molto vario e si trova di tutto: dal professionista con partita Iva che scrive da 20 anni, al giovane alle prime armi che cerca di racimolare delle collaborazioni dignitose.

In effetti sia per i “vecchi” che per i giovani il mercato delle collaborazioni si presenta ormai piuttosto omogeneo, cioè con compensi sempre al ribasso o che non superano una certa soglia.

In tal caso raggiungere un limite di reddito annuale diventa difficile, se non impossibile. Come regolarsi dunque quando si scrive per il web? Se non si supera la soglia dei 5 mila euro annui si possono emettere parcelle con ritenuta di acconto del 20% che sarà versata dal committente, mentre se si supera questa soglia si può aprire partita Iva optando per il regime forfettario in cui si è esenti da Iva fino a 30 mila euro annui e si paga un’imposta sul reddito fissa del 20%.

Fonte immagine: inspiremonkey.com