I core labour standards: protezionismo mascherato?

Con l’espressione core labour standards si intendono  i diritti tutelati dalle Convenzioni promosse dall’Organizzazione Internazionale del lavoro in materia di lavoro forzato, lavoro minorile, esercizio delle libertà sindacali e parità di [...]

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Con l’espressione core labour standards si intendono  i diritti tutelati dalle Convenzioni promosse dall’Organizzazione Internazionale del lavoro in materia di lavoro forzato, lavoro minorile, esercizio delle libertà sindacali e parità di trattamento tra lavoratori e lavoratrici.


C’ è un ampio dibattito, che vede contrapporsi le economie avanzate ai paesi in via di sviluppo:  i primi sottolineano periodicamente all’Organizzazione Mondiale per il Commercio la necessità di stabilire dei requisiti minimi per eque condizioni di lavoro, mentre i secondi si oppongono, temendo che questa richiesta nasconda fini protezionistici.  L’opposizione ad importare beni prodotti secondo standard non conformi a quelli eventualmente stabiliti, porterebbe all’innalzamento di barriere commerciali, bloccando l’accesso dei prodotti a basso costo provenienti da quei paesi che spesso utilizzano lavoro sottopagato proprio per acquisire un vantaggio competitivo sui mercati internazionali.

Le economie avanzate denunciano il fatto che questi Paesi tollerino l’utilizzo da parte delle proprie imprese di manodopera in condizioni salariali e lavorative al di sotto di un livello comunemente ammesso nel resto del mondo, per sfruttare il prezzo all’esportazione più basso che ne deriva. I Paesi in via di sviluppo respingono queste accuse, sostenendo che vengono mosse dai Paesi avanzati solo per imputare la loro crescente disoccupazione a questa presunta concorrenza sleale.

Scritto da Carmen Sacchetti

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