30 mila posti di lavoro vacanti: nessuno li vuole.

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Possiamo ancora scegliere il lavoro da svolgere? Non sempre la risposta può essere affermativa, ma di sicuro si può scegliere il lavoro che non si vuole svolgere. Sembra infatti che i posti di lavoro ci sarebbero pure, parliamo di trenta mila possibili occupazioni, ma non c’è nessuno che li voglia. Almeno a detta della Confartigianato, che sottolinea come le piccole imprese, quelle che dovrebbero rappresentare il cuore dell’economia italiana e non solo, sono a corto di braccia.

Scarseggiano i falegnami, gli idraulici, i meccanici, i parrucchieri ed estetisti, i carpentieri e gli elettricisti.

In un periodo di crisi tanto forte i giovani, ancorati all’idea del posto fisso, meglio ancora se nella pubblica amministrazione, storcono il naso e certi lavori proprio preferiscono non farli. Colpa, secondo la ricerca dell’Eurobaromentro, della loro avversione al cambiamento, tanto che non riescono a scrollarsi di dosso l’idea che una volta accettato il posto di lavoro debba restare quello per sempre.

Così accade che nonostante la crisi le piccole imprese possano offrire nel 2009 ben 94,670 posti di lavoro, ma che quasi un terzo di questi rischia di rimanere vacante. Un emergenza al contrario, incoerente e paradossale, perché sembra assurdo di questi tempi dire che per quanto si cerchi personale, semplicemente non si trovi.

Per gli amanti dei numeri ricordiamo che inutilmente in Italia le piccole imprese cercano 1390 addetti, e se la passano peggio parrucchieri ed estetisti che ne ricercano ben 3210. Ma anche gli elettricisti attraversano un periodo di crisi, si stima che ne manchino 2840, mentre il deficit di meccanici è appena più lieve: mancherebbero all’appello ben 1640 geni del motore.  Anche le imprese informatiche zoppicano e ricercano 1740 addetti, mentre gli idraulici cercano disperatamente 1560 lavoratori. Strano se si pensa che il lavoro è reputato estremamente redditizio una volta superato l’apprendistato.

Altro dato interessante da tenere in considerazione è che in molti, 8134 unità, abbiano preferito ad un contratto precario nei settori suddetti, impegnarsi in un’impresa personale, rischiando del proprio piuttosto che mettersi alle dipendenze altrui.