Trovare lavoro dopo i 40 anni: ci si riesce solo con la Caritas?

Si è conclusa a lieto fine la drammatica esperienza di un 43 enne bergamasco disoccupato da due anni, con a carico una moglie malata e un figlio da mantenere. L’uomo, finalmente, [...]

Si è conclusa a lieto fine la drammatica esperienza di un 43 enne bergamasco disoccupato da due anni, con a carico una moglie malata e un figlio da mantenere. L’uomo, finalmente, dopo varie ricerche, è riuscito a trovare lavoro presso gli sportelli di un ospedale.

Peccato, però, che il posto non sia arrivato tramite la presentazione del curriculum, ma con l’aiuto della Caritas di Bergamo, che ha avviato un progetto di ricollocamento professionale per soggetti disoccupati e in condizioni di grave disagio economico.

La notizia del lavoro dell’ultraquarantenne è stata rilanciata ieri dai media e dai giornali, ma era stata già divulgata dall’Eco di Bergamo, la vigilia di Natale.  Certamente fa piacere che ogni tanto il dramma della disoccupazione venga risolto con storie come questa.


Ma quanti uomini e donne in Italia si trovano nella stessa condizione? Tanti, troppi. Una pletora interminabile di risorse preziose che da anni elemosinano un lavoro. Se il posto di lavoro, nel nostro Paese, si riesce a trovare solo tramite l’intermediazione  di qualcuno( Caritas compresa), allora vuol dire che  qualcosa non funziona.

Perché con il curriculum l’uomo di Bergamo non è riuscito a trovare lavoro e con la Caritas , invece, sì? La risposta è molto semplice:  l’organizzazione diocesana ha istituto un Fondo che incentiva le aziende ad assumere.  Con questa iniziativa sono stati creati 100 posti di lavoro. L’uomo di Bergamo, però, secondo la notizia riportata dall’Eco,  ha un contratto a termine che scadrà il 14 marzo 2013.

Questa storia, pur sempre positiva e a lieto fine, la dice lunga sulla mentalità che ancora pesa sul mercato del lavoro nazionale.

A prescindere dalla crisi, l’unico vero problema del lavoro o meglio della mancanza di lavoro in Italia è la mentalità che predilige le segnalazioni, gli incentivi e i vantaggi,  al valore del curriculum o della persona stessa.

Se gli incentivi alle assunzioni partissero dallo Stato, invece che dalle associazioni, forse si potrebbe creare un mercato del lavoro più equo per tutti e rispettoso dell’articolo 1 della Costituzione, dove l’Italia è definita “una Repubblica… fondata sul lavoro”. Sarà vero?

Lo diranno i prossimi contratti in scadenza e le altre esperienze dei disoccupati.

Fonte immagine: Articoliinvendita.net

Scritto da Rosalba Mancuso

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