Riforma del lavoro e finte partite Iva

La tanto discussa Riforma del mercato del lavoro, oltre ai dibattiti e alle polemiche, sta producendo anche delle interessanti modifiche delle forme contrattuali previste per accedere al mondo del lavoro. Tra le [...]

La tanto discussa Riforma del mercato del lavoro, oltre ai dibattiti e alle polemiche, sta producendo anche delle interessanti modifiche delle forme contrattuali previste per accedere al mondo del lavoro.

Tra le forme contrattuali usate a sproposito dalle aziende per far lavorare le persone, la partita Iva, spesso unico presupposto per molti giovani che intendono accedere al lavoro presso una singola impresa o singolo committente. In Italia, secondo un articolo di Repubblica.it, ci sarebbero più di 200 mila partite Iva, molte delle quali riferite ad attività di lavoro con un unico committente.


Con la Riforma, questo sistema dovrebbe essere completamente abolito, perché la proposta normativa è quella di prevedere la partita Iva per un solo committente solo per i primi sei mesi, scaduti i quali lo stesso committente avrà l’obbligo di assumere il collaboratore con contratto di lavoro subordinato.

Le nuove norme dovrebbero ridefinire anche i contratti di associazione in compartecipazione che molte aziende propongono ai giovani per risparmiare sul costo del lavoro subordinato.

Nonostante questi contratti, i soci vengono, però, trattati come dipendenti con rapporto di lavoro subordinato. Con le nuove norme, l’associazione in partecipazione sarà prevista solo per i familiari di primo grado.

Queste parti della Riforma dovrebbero servire a combattere concretamente il fenomeno del lavoro subordinato mascherato da finta partita Iva e da altrettanto finti contratti di associazione all’impresa.

Fonte immagine: fiscoetributi.com

Scritto da Rosalba Mancuso

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