Microcredito Cei – Abi 2011

La Conferenza episcopale italiana e l’Abi hanno rinnovato anche per quest’anno la convenzione per il microcredito a famiglie bisognose e piccole imprese. L’accordo prevede criteri di accesso meno restrittivi, ovvero [...]

La Conferenza episcopale italiana e l’Abi hanno rinnovato anche per quest’anno la convenzione per il microcredito a famiglie bisognose e piccole imprese. L’accordo prevede criteri di accesso meno restrittivi, ovvero potranno chiedere un prestito anche separati e coppie sposate senza figli.

Nelle precedenti convenzioni, infatti, i requisiti per accedere al microcredito erano più rigidi. Le famiglie con gravi difficoltà economiche potranno chiedere un prestito di 6 mila euro, mentre i soggetti che vogliono creare delle piccole imprese potranno ricevere fino a 25 mila euro.

La presentazione dell’istanza avviene tramite gli uffici diocesani della Caritas: saranno le parrocchie, insomma a verificare il possesso dei requisiti per inoltrare la richiesta di microcredito alle banche convenzionate.

I prestiti saranno garantiti da un Fondo di garanzia o di “solidarietà” della Cei che coprirà una buona parte del prestito insoluto, mentre il resto sarà recuperato dalla banca presso il beneficiario. Leggendo la convenzione si comprende che le somme erogate dovranno essere restituite in 5 anni,  con rate mensili, secondo un piano di ammortamento fissato dalla banca sia per i prestiti alle famiglie che per quelli alle imprese.


Il tasso di interesse applicato per i finanziamenti alle famiglie non dovrà superare  il 4%, mentre quello per le imprese non dovrà superare  il tasso globale medio fissato dalla Banca D’Italia per le imprese, decurtato del 30%.  La garanzia del Fondo Cei scatterà solo dopo che i beneficiari non avranno pagato una  o più rate del prestito. Ciò significa che non si tratta di prestiti a fondo perduto, dove  si restituisce la metà perché l’altra metà fa parte di un “regalo” del Fondo, ma si paga tutto a poco a poco, configurando, di fatto, un prestito senza garanzia.

Ma la Chiesa , le parrocchie ed tutti i suoi uffici non dovrebbero aiutare gratis le famiglie e le imprese in difficoltà? Come si può pensare di concedere prestiti con interessi, anche minimi, a persone che  non riescono più a sopravvivere? Queste sono le domande che tutti si pongono e che ancora una volta mettono in luce i  tristi risvolti di una società senza criteri e senza valori, votata solo ai voleri delle banche. A questo punto, della Cei se ne potrebbe anche fare a meno: meglio i prestiti a fondo perduto dell’Ue.

Fonte immagine: prestitodellasperanza.it

Scritto da Rosalba Mancuso

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