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	<title>Worky.biz &#124; Notizie dal mondo del lavoro &#187; La partita IVA</title>
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	<description>Annunci Lavoro, Notizie, Finanza, Economia, Soldi &#124; Worky.biz</description>
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		<title>Adsense e partita Iva</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 09:54:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2011/12/adsense-guadagni1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-16560" title="adsense-guadagni" src="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2011/12/adsense-guadagni1.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Tutti i siti, dal più noto, al più recente</strong> e sconosciuto, ospitano ormai nelle loro pagine i famosi annunci di Google Adsense che permettono di ricavare dei guadagni periodici se questi stessi annunci vengono cliccati dai visitatori del sito ospitante. Come considerare questa esposizione pubblicitaria dal punto di vista fiscale?</p>
<p class="MsoNormal"><strong>La domanda è annosa</strong> e viene posta da tutti i soggetti coinvolti nell’affiliazione pubblicitaria più importante del web. Intanto bisogna considerare che il contratto di affiliazione di Adsense è aperto a tutti: imprese e privati che devono specificare il loro profilo fiscale quando sottoscrivono l’accordo di adesione al programma.<span>  </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong>La questione della partita Iva</strong> per l’esposizione degli annunci di Adsense è ancora molto controversa perché diverse sono le posizioni in merito. Alcuni tributaristi ritengono che l’esposizione continuativa di annunci pubblicitari in grado di generare reddito, debba essere soggetta ad apertura della partita Iva, mentre altri ritengono che se il programma non permette di superare un certo limite di reddito, i famosi 5 mila euro annui, i ricavi sono ritenuti occasionali e non necessitano di partita Iva.</p>
<p class="MsoNormal"><strong>L’obbligo di indicare la partita Iva</strong> nei siti web esiste al momento per le aziende. E per i siti di contenuti? La regola dice che se i siti sono aggiornati  con regolarità  e configurano un&#8217;attività esclusiva, prevalente e continuativa, si deve aprire la partita Iva, mentre se i siti fanno capo a privati che svolgono altra attività o vengono aggiornati senza regolarità,  si configurano come attività occasionale.</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Nel sito gestito da un privato si deve indicare, ai sensi di legge</strong>, che non si tratta di un prodotto editoriale perché aggiornato senza fissa regolarità. In attesa di chiarimenti definitivi, il discorso della partita Iva con Adsense potrebbe ritenersi vincolato alle norme generali sulla regolarità ed esclusività dell’aggiornamento dei siti web.</p>
<p class="MsoNormal"><em>Fonte immagine: guadagnaresoldionline.com</em></p>

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		<title>Articolisti e partita Iva</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 09:41:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La folta schiera di articolisti e web writer impegnati nella ...<br /> <small>&copy;Copyright by <a href="http://www.worky.biz">Worky.biz</a></small>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2011/12/webwriter.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-16552" title="webwriter" src="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2011/12/webwriter-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>La folta schiera di articolisti</strong> e web writer impegnati nella produzione di contenuti per il web si interrogano sempre più spesso sulla loro posizione fiscale, cioè sull’apertura o meno della partiva Iva.</p>
<p><strong>Le norme fiscali sul lavoro</strong> intellettuale di produzione di contenuti, sia per la carta stampata che per il web, regolano la materia con le famose “cessioni di diritto d’autore”, cioè si cedono i diritti di pubblicazione di un’opera fruendo di una tassazione agevolata che considera imponibile solo il 75% dei compensi percepiti.</p>
<p><strong>Ma resta sempre il dubbio sull’apertura</strong> o meno della partita Iva. Il mondo degli articolisti è molto vario e si trova di tutto: dal professionista con partita Iva che scrive da 20 anni, al giovane alle prime armi che cerca di racimolare delle collaborazioni dignitose.</p>
<p><strong>In effetti sia per i “vecchi” che per i giovani</strong> il mercato delle collaborazioni si presenta ormai piuttosto omogeneo, cioè con compensi sempre al ribasso o che non superano una certa soglia.</p>
<p><strong>In tal caso raggiungere un limite di reddito</strong> annuale diventa difficile, se non impossibile. Come regolarsi dunque quando si scrive per il web? Se non si supera la soglia dei 5 mila euro annui si possono emettere parcelle con ritenuta di acconto del 20% che sarà versata dal committente, mentre se si supera questa soglia si può aprire partita Iva optando per il regime forfettario in cui si è esenti da Iva fino a 30 mila euro annui e si paga un’imposta sul reddito fissa del 20%.</p>
<p><em>Fonte immagine: inspiremonkey.com</em></p>

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		<title>Le regole per fare impresa</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 16:32:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molti giovani, interpellati sulla possibilità di fare impresa, si mostrano ...<br /> <small>&copy;Copyright by <a href="http://www.worky.biz">Worky.biz</a></small>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-7231" title="business-plan-picture" src="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2010/10/business-plan-picture-300x232.jpg" alt="business-plan-picture" width="300" height="232" />Molti giovani, interpellati sulla possibilità </strong>di fare impresa, si mostrano perplessi sulla futura redditività di un lavoro autonomo.</p>
<p><strong>In tempi di crisi e di scarsità di lavoro</strong>, i pareri sono anche molto contrastanti, perché l’impresa viene vista come unico sbocco occupazionale in un’epoca in cui ormai sembra impossibile trovare un lavoro, ma viene anche percepita come un investimento a rischio, visto il drastico calo dei consumi e delle commesse, seguiti alla grave crisi economica.</p>
<p><strong>Quale delle due posizioni</strong> corrisponde alla realtà? Tutte e nessuna potremmo dire.</p>
<p><strong>Prima di avviare un ‘impresa</strong> ed evitare il rischio di un penoso fallimento, bisogna considerare attentamente alcuni parametri di fattibilità.</p>
<p><strong>Anzitutto possedere una buona formazione</strong> e cultura di impresa, ottenuta attraverso un percorso di studi economici o giuridici.</p>
<p><strong>Una buona base è rappresenta anche dal diploma</strong> di Ragioniere ( diploma tanto bistrattato, quanto maltrattato e che invece, può offrire valide basi per comprendere i meccanismi perversi dell’economia).</p>
<p><strong>Gli step successivi per creare un’impresa </strong>sono l’idea o il progetto di business; l’analisi della concorrenza e della sua distribuzione a livello territoriale ed extraterritoriale.</p>
<p><strong>Un ottimo strumento per quantificare la presenza</strong> dei competitors, è il web, o  meglio, i motori di ricerca, che, digitando la semplice voce corrispondente all’impresa che si vuole avviare, riportano una serie di pagine con i dati numerici della visibilità on line delle aziende.</p>
<p><strong>Sempre con questi strumenti </strong>si può risalire anche ad un’analisi della domanda, cioè quanti utenti cercano il prodotto o servizio che si vuole vendere.</p>
<p><strong>Bisogna chiedersi se quello</strong> che si vuole fare è davvero utile o interessa il potenziale acquirente.</p>
<p><strong>Puntare a settori di nicchia</strong>, dove ancora non esiste un’elevata concorrenza, ma un buon livello di domanda.</p>
<p><strong>Esaminare anche il profilo fiscale</strong> dell’impresa che si vuole avviare e capire quanto la tassazione potrebbe incidere sugli utili aziendali.</p>
<p><strong>Pensare anche a fare impresa all’estero</strong>, se le condizioni appena esaminate dovessero essere più favorevoli altrove.</p>
<p><strong>Fonte immagine:</strong> <a href="http://www.palmix.it/">http://www.palmix.it/</a></p>

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		<title>Lavorare con un blog. A che serve la partita Iva?</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 15:41:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo avevamo annunciato in un precedente post ed adesso intendiamo ...<br /> <small>&copy;Copyright by <a href="http://www.worky.biz">Worky.biz</a></small>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-6377" title="agenzia-delle-entrate1" src="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2010/09/agenzia-delle-entrate1.jpg" alt="agenzia-delle-entrate1" width="225" height="149" />Lo avevamo annunciato in un precedente post </strong>ed adesso intendiamo mantenere la promessa: vogliamo parlare dell’obbligo della partita Iva per i possessori di siti di informazione e blog.</p>
<p><strong>La norma relativa</strong> all’argomento <strong>è il</strong> <a href="http://www.viasetti.it/partita_iva_sul_sito.htm">Dpr 404/2001, art.2</a> che obbliga i possessori di partita Iva ad indicarla nell’home page del proprio sito.</p>
<p><strong>La legge si riferisce ad aziende appartenenti a svariati settori di impresa</strong> che promuovono la loro attività tramite sito web.</p>
<p>La mancata apposizione del numero di partita Iva sul sito, comporta una <strong>sanzione da 258 a 2065,83 euro</strong>.</p>
<p>Anche<strong> i possessori di blog</strong>, all’epoca di questa norma si trovarono un po’ spiazzati e sempre da allora la confusione su questo tema regna sovrana.</p>
<p><strong>Deve o non deve</strong> il proprietario di un blog<strong> apporre il numero della partita Iva</strong> sull’home page dello stesso?</p>
<p><strong>Il discorso è semplice</strong>: <strong>se il blog</strong> serve per pubblicare commenti, esperienze personali, news ed immagini <strong>senza una periodicità</strong> fissa e non ospita pubblicità, <strong>non ha nessun obbligo di aprire partita Iva</strong> ed esporla sul sito, al contrario, se il blog fa parte di <strong>un’impresa editoriale che pubblica contenuti ed informazioni con una periodicità fissa</strong>, cioè ogni settimana, ogni mese, ogni 15 giorni o tutti i giorni ed ospita banner e pubblicità in maniera continuativa, <strong>ha l’obbligo di indicare </strong>la <strong>partita Iva</strong>  nell’home page del sito.</p>
<p>Molti blog fanno parte di <strong>network di informazione</strong> creati da web agency specializzate, in questi casi nell’home page del blog andrà indicata la <strong>partita Iva della web agency  proprietaria</strong> di detti portali.</p>
<p><strong>Fonte immagine</strong>: <a href="http://fendente3.wordpress.com/2010/01/17/la-verita-sullufficio-delle-entrate/">http://fendente3.wordpress.com/2010/01/17/la-verita-sullufficio-delle-entrate/</a></p>

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		<title>La Partita IVA</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 15:03:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dream08</dc:creator>
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Oggi trattiamo un argomento molto importante la Partita IVA!.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-148" title="partita_iva" src="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2009/07/partita_iva-300x200.jpg" alt="partita_iva" width="300" height="200" /></p>
<p>Oggi trattiamo un argomento molto importante la <strong>Partita IVA!.</strong></p>
<p>Chi ha intenzione di aprire un&#8217;attività deve avere la<strong> Partita IVA</strong>, essa serve per poter fatturare i costi e scaricare le vendite.</p>
<p>Dal sito <a href="http://www.wikipedia.it"><strong>Wikipedia</strong></a>, vi riportiamo  la descrizione dettagliata di <strong>Partita IVA.</strong></p>
<p>&#8220;La <strong>Partita IVA</strong> è una sequenza di 11 cifre che identifica univocamente un soggetto che esercita un’attività rilevante ai fini impositivi.</p>
<p>Ogni soggetto fiscale della UE è riconoscibile dal suo numero di <strong>Partita Iva</strong>, composto dalla sigla della Nazione di appartenenza (IT per Italia, DE per Germania, ES per Spagna etc, etc.) e da una sequenza alfanumerica o numerica, variabile da nazione a nazione.</p>
<p>Il numero di <strong>Partita IVA</strong> è rilasciato dall’<strong>Ufficio dell&#8217;Agenzia delle Entrate</strong> a cui viene richiesto, indipendentemente dal domicilio fiscale, al momento della apertura della posizione IVA (DPR 404/01).</p>
<p>Può essere aperta in modo telematico anche da un intermediario abilitato al servizio Entratel o dalla Camera di commercio, industria, agricoltura e artigianato.</p>
<p><strong>Esistono due modelli:</strong><br />
-il modello AA9/7 per le ditte individuali<br />
-il modello AA7/7 destinato invece alle società.</p>
<p>Il codice della <strong>Partita IVA</strong> è formato da 11 caratteri numerici di cui i primi 7 individuano il contribuente attraverso un numero progressivo, i successivi 3 individuano la provincia dove ha sede l&#8217;<strong>Ufficio dell&#8217;Agenzia delle Entrate</strong> che lo attribuisce, l&#8217;ultimo è un carattere di controllo.</p>
<p>Il numero di <strong>Partita IVA</strong> assegnato al contribuente, a partire dal <strong>1 dicembre 2001</strong>, ha validità su tutto il territorio nazionale e rimane invariato per tutto il periodo in cui si svolge l&#8217;attività.</p>
<p>Tutti i soggetti che intraprendono un’attività che ha rilevanza ai fini IVA (impresa, arte, professione), compresi i soggetti non residenti che istituiscono una stabile organizzazione in Italia o che intendono identificarsi direttamente, devono presentare la dichiarazione di inizio attività presentando un apposito modello, disponibile in formato elettronico e prelevabile gratuitamente nel sito Internet dell&#8217;<strong>Agenzia delle Entrate.</strong></p>
<p>Chi è iscritto ad un albo professionale come i commercialisti oppure gli avvocati ha l’obbligo di apertura della <strong>Partita Iva</strong>&#8220;.</p>
<p><strong>Fonte </strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Partita_IVA"><strong>Wikipedia &#8211; Partita IVA</strong></a></p>

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