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	<title>Worky.biz &#124; Notizie dal mondo del lavoro &#187; La partita IVA</title>
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	<description>Annunci Lavoro, Notizie, Finanza, Economia, Soldi &#124; Worky.biz</description>
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		<title>Pagare meno tasse sul lavoro autonomo</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:05:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono tanti in Italia i giovani che vorrebbero avviare un’attività ...<br /> <small>&copy;Copyright by <a href="http://www.worky.biz">Worky.biz</a></small>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2012/05/tasselavoroautonomo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19098" title="tasselavoroautonomo" src="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2012/05/tasselavoroautonomo-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a>Sono tanti in Italia i giovani</strong> che vorrebbero avviare un’attività in proprio o di lavoro autonomo. Cioè che scoraggia le iniziative imprenditoriali è l’elevata pressione fiscale che grava su di esse. Non va meglio per i liberi professionisti agli inizi della carriera.</p>
<p><strong>Le tasse che gravano</strong> sul lavoro autonomo e sulle imprese sono composte essenzialmente da contributi Inps, Iva, Inail e relative addizionali regionali e comunali. Tra affitto, utenze e tasse, una piccola impresa si trova spesso a dover sborsare la metà di quello che guadagna.</p>
<p><strong>E’ chiaro che il sistema fiscale,</strong> così come è impostato, scoraggia le piccole iniziative a favore di quelle grandi. E’ come se lo stesso sistema fosse studiato solo per i ricchi o per le grandi imprese che realizzano fatturati milionari.</p>
<p><strong>Come riuscire a lavorare</strong> autonomamente con un sistema fiscale prevalentemente iniquo ed ingiusto? Certamente iniziando con il lavoro o con le prestazioni occasionali. Questa modalità di lavoro riguarda prevalentemente le prestazioni d’opera di natura intellettuale.</p>
<p><strong>In genere, il lavoro diventa occasionale</strong> quando la prestazione non supera i trenta giorni lavorativi ed i cinquemila euro annui per lo stesso committente. Nelle prestazioni occasionali si è soggetti al pagamento della ritenuta di acconto, che viene versata dallo stesso committente, consentendo al lavoratore di percepire soltanto il compenso netto.</p>
<p><strong>A marzo di ogni anno,</strong> i collaboratori occasionali ricevono a casa la certificazione dei compensi percepiti, da inserire nella dichiarazione dei redditi. Il quadro normativo del lavoro autonomo occasionale è, però, ancora non chiaro e definito, perché esistono lavoratori occasionali che dopo aver superaro il reddito annuo di cinquemila euro si sono ritrovati iscritti d’ufficio alla previdenza obbligatoria.</p>
<p><strong>La regola pertanto è di operare</strong> in regime occasionale quando non si superano i cinquemila euro netti di reddito annuo, in tutti gli altri casi bisogna aprire partita Iva ed iscriversi all’Inps. Per i redditi annui inferiori a 30 mila euro si può scegliere il regime dei contribuenti minimi che esenta dall’Iva, ma non si può evitare il pagamento dei contributi previdenziali, obbligatori anche se il lavoratore autonomo non guadagna nulla ( altra distorsione del sistema fiscale italiano).</p>
<p><em>Fonte immagine: maurofranco.biz</em></p>

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		<title>Fare impresa senza subire la pressione fiscale</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 10:11:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il principale ostacolo al desiderio di fare impresa sono le ...<br /> <small>&copy;Copyright by <a href="http://www.worky.biz">Worky.biz</a></small>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il principale </strong><strong><a href="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2012/03/modello-f24-compilabile.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17886" title="modello-f24-compilabile" src="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2012/03/modello-f24-compilabile-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" /></a></strong><strong>ostacolo al desiderio di fare impresa</strong> sono le tasse che si sarà costretti a pagare durante lo svolgimento dell’attività. Per<strong></strong> le piccole e medie imprese le tasse eccessive pesano come un macigno sul bilancio aziendale, con medie che secondo alcune statistiche <strong></strong>si aggirerebbero tra i 7 e 10 mila euro annui.</p>
<p><strong>Naturalmente le tasse si devono pagare</strong>, perché l’evasione non risolve il problema dell’eccessiva pressione fiscale. La soluzione per reagire a questa pressione eccessiva è scegliere il corretto regime fiscale e ridurre al minimo gli errori di contabilità.</p>
<p><strong>Oggi esistono molte agevolazioni</strong> per alleggerire questa pressione, a partire dalla possibilità di pagare per 5 anni solo il 5% di tasse per i giov<strong></strong>ani under 35 che decidono di fare impresa. Questi vantaggi riguardano sia Iva che Irpef ed eventuali addizionali di imposta.<strong></strong></p>
<p><strong>Per quanto riguarda i contributi Inps</strong> la questione è più spinosa perché questi si calcolano e si pagano sulla base di un reddito minimo, chiamato minimale. Il pagamento del contributo minimo è obbligatorio anche se non si raggiunge il livello di reddito  fissato dalla legge. Sembra un fatto ingiusto, ma è così. L&#8217;aliquota contributiva minima si calcola, infatti, solo sul reddito minimo fissato dalla legge e non su quello effettivamende dichiarato, che può essere anche inferiore.</p>
<p><strong>Nello svolgimento dell’attività di impresa</strong> bisogna anche puntare su settori redditizi per non rischiare di pagare tasse senza guadagnare. Bisogna anche essere puntuali nei pagamenti delle stesse perché eventuali ritardi comportano l’ applicazione di interessi di mora e sanzioni.</p>
<p><strong>Per abbassare il livello delle imposte</strong> bisogna consegnare al commercialista tutte le fatture in cui si documentano le voci di costo e le passività, come interessi su mutui e finanziamenti. Le eventuali voci a credito consentono di abbassare sia il reddito che eccede il minimale dei contributi Inps e su cui si applicano aliquote contributive più alte, e sia le altre imposte.</p>
<p><em>Fonte immagine: marbaro.it</em></p>

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		<title>Le tasse più odiate dagli italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 10:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un’indagine sulle tasse che i contribuenti pagano in Italia,  ha ...<br /> <small>&copy;Copyright by <a href="http://www.worky.biz">Worky.biz</a></small>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2012/02/tasse-odiate.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17790" title="tasse-odiate" src="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2012/02/tasse-odiate-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Un’indagine sulle tasse</strong> che i contribuenti pagano in Italia,  ha permesso di stilare una classifica tra quelle più odiate. Al primo posto spicca l’aggio esattoriale, cioè il compenso incassato dal concessionario della riscossione, compenso che va ad aggiungersi agli interessi di mora e alle sanzioni amministrative a carico di chi non ha pagato o ha pagato in ritardo precedenti imposte.</p>
<p><strong>Al secondo posto, sempre tra le più odiate</strong>, ci sono le accise sulla benzina, al terzo il canone Rai, al quarto l’Iva, al quinto il bollo auto, al sesto la Tia o Tarsu, al settimo l’Ici, all’ottavo i contributi per i consorzi di bonfica, al nono i ticket sanitari e al decimo le imposte sui redditi.</p>
<p><strong>La classifica delle imposte</strong> più antipatiche per gli italiani è stata elaborata  da Krls Network of Business Ethics per conto Contribuenti.it,  Magazine dell&#8217;Associazione Contribuenti Italiani.</p>
<p><strong>Il dato che colpisce è relativo</strong> all’aggio esattoriale che si configura come una sorta di sovrattassa su tutto quello che già il contribuente deve pagare a fronte della notifica di una cartella esattoriale.</p>
<p><strong>Attualmente esistono</strong> molte contestazioni relative a questo aggio che può aumentare in funzione dei termini di pagamento. Se si paga fuori termine, l’aggio esattoriale può raggiungere anche il 9% sugli interessi di mora. In generale, le imposte più odiate dagli italiani sono quelle  indirette, che si pagano senza tener conto del reddito pro capite.</p>
<p><em>Fonte immagine: news.immobiliare.it</em></p>

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		<title>Controlli del Fisco:  un’ impresa su due chiude dopo una verifica</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 09:31:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Crisi e controlli fiscali sarebbero le principali cause della chiusura ...<br /> <small>&copy;Copyright by <a href="http://www.worky.biz">Worky.biz</a></small>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2012/02/controllifiscali.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17647" title="Conferenza stampa dell'Agenzia delle Entrate sui risultati e le strategie della lotta all'evasione" src="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2012/02/controllifiscali-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Crisi e controlli fiscali</strong> sarebbero le principali cause della chiusura delle aziende italiane. Lo rivela il 1° Rapporto del Contribuente 2012 dell&#8221;Associazione Contribuenti Italiani, presentato nei giorni scorsi a Roma. Lo studio ha rilevato che nel 2012, soltanto 1 impresa su 2, il 55,9%, che riceve una verifica a carattere generale riesce a sopravvivere, contro il 68,2% registrato nel 2010.</p>
<p><strong>Dallo studio è emerso</strong> lo stato di debolezza delle imprese italiane, fatte prevalentemente da piccole aziende, che non riescono a fronteggiare contemporaneamente due eventi straordinari: la crisi economica e l&#8217;accertamento fiscale. La chiusura delle imprese avviene anche se queste sono in regola e potrebbero anche vincere dei ricorsi fiscali o delle richieste di rateizzazione.</p>
<p><strong>Ma, spesso, le nefaste conseguenze</strong> della crisi economica  non consentono ai piccoli imprenditori di avere quella serenità necessaria per affrontare la trafila dei ricorsi tributari e delle relative spese.</p>
<p><strong>I dati dello studio confermano</strong> anche questi ulteriori aspetti. Secondo il 1° Rapporto del Contribuente 2012, anche le richieste di rateizzazioni del pagamento delle imposte sono cresciute: in due anni le richieste sono passate da 800 mila a 1,2 MLD e l&#8217;importo delle imposte rateizzate è cresciuto da 12 MLD a 15 MLD di euro.</p>
<p><strong>Nel 2012 è cresciuta anche la sfiducia</strong> dei Contribuenti Italiani nei confronti del Garante del Contribuente passando dal 61,3% al 69,3%. In pratica, 2 contribuenti su 3 chiedono la riforma del Garante del Contribuente perché non si sentono tutelati, come previsto dallo Statuto dei diritti del Contribuente. Al contrario, cresce la fiducia nella Giustizia tributaria passando dal 86,4% del 2010 all&#8217;88,6% del 2012.</p>
<p><em>Fonte immagine: blitzquotidiano.it</em></p>

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		<title>Contribuenti stressati dalle tasse</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 10:42:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mal di testa, dolori muscolari, disturbi intestinali. Non si tratta ...<br /> <small>&copy;Copyright by <a href="http://www.worky.biz">Worky.biz</a></small>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2012/02/paurafisco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-17565" title="paurafisco" src="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2012/02/paurafisco.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Mal di testa, dolori muscolari, disturbi</strong> intestinali. Non si tratta dei soliti sintomi influenzali ma di una somatizzazione derivata dallo stress creato dall’eccessiva paura del fisco. Lo rivelano sociologi di KRLS Network of Business Ethics , l’organizzazione che si occupa di studi e statistiche per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani.</p>
<p><strong>Le somatizzazioni dovute allo stress fiscale</strong> sarebbero cresciute a seguito della martellante propaganda mediatica effettuata dall&#8217;amministrazione finanziaria per contrastare l’evasione fiscale. Lo conferma anche la valanga di contatti registrata dallo Sportello dei Contribuenti, lo scorso mese di gennaio.</p>
<p><strong>Si parla di un numero totale di 44.284 contatti</strong>. In testa alla classifica i contribuenti residenti in Campania, con 4.916 richieste di assistenza, seguono i cittadini e le PMI dell&#8217;Emilia Romagna con 4.790 richieste, e del Lazio, con 3.567.</p>
<p><strong>Anche dalla Sicilia sono arrivate 3.489 richieste di assistenza,</strong> così come da Lombardia (2.945), Toscana (2.780), Veneto (2.667), Piemonte (2.846), Liguria (1.982) e Trentino Alto Adige (1.673). Chiudono la classifica la Valle d&#8217;Aosta con 1.460 richieste, l&#8217;Abruzzo con 1.321 ed il Molise con 1.210.</p>
<p><strong>I dati forniti da &#8220;Lo Sportello del Contribuente&#8221;</strong> rivelano che 8 italiani su 10 temono di trovare una cartella fiscale nella loro cassetta postale, 6 su 10 temono di perdere la loro casa e 3 su 10 sognano di trasferirsi negli Stati Uniti dove si pensa al fisco una volta l&#8217;anno.</p>
<p><strong>Naturalmente ciò non vuol dire che gli italiani siano</strong> tutti evasori perché per ricevere una cartella esattoriale basta anche un semplice errore del commercialista, che darà vita a ulteriori ricorsi e beghe burocrariche  in grado di incidere notevolmente sul livello di stress delle famiglie e delle imprese.</p>
<p><em>Fonte immagine: soluzionedebito.com</em></p>

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		<title>Adsense e partita Iva</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 09:54:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba</dc:creator>
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Tutti i siti, dal più noto, al più recente e ...<br /> <small>&copy;Copyright by <a href="http://www.worky.biz">Worky.biz</a></small>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2011/12/adsense-guadagni1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-16560" title="adsense-guadagni" src="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2011/12/adsense-guadagni1.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Tutti i siti, dal più noto, al più recente</strong> e sconosciuto, ospitano ormai nelle loro pagine i famosi annunci di Google Adsense che permettono di ricavare dei guadagni periodici se questi stessi annunci vengono cliccati dai visitatori del sito ospitante. Come considerare questa esposizione pubblicitaria dal punto di vista fiscale?</p>
<p class="MsoNormal"><strong>La domanda è annosa</strong> e viene posta da tutti i soggetti coinvolti nell’affiliazione pubblicitaria più importante del web. Intanto bisogna considerare che il contratto di affiliazione di Adsense è aperto a tutti: imprese e privati che devono specificare il loro profilo fiscale quando sottoscrivono l’accordo di adesione al programma.<span>  </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong>La questione della partita Iva</strong> per l’esposizione degli annunci di Adsense è ancora molto controversa perché diverse sono le posizioni in merito. Alcuni tributaristi ritengono che l’esposizione continuativa di annunci pubblicitari in grado di generare reddito, debba essere soggetta ad apertura della partita Iva, mentre altri ritengono che se il programma non permette di superare un certo limite di reddito, i famosi 5 mila euro annui, i ricavi sono ritenuti occasionali e non necessitano di partita Iva.</p>
<p class="MsoNormal"><strong>L’obbligo di indicare la partita Iva</strong> nei siti web esiste al momento per le aziende. E per i siti di contenuti? La regola dice che se i siti sono aggiornati  con regolarità  e configurano un&#8217;attività esclusiva, prevalente e continuativa, si deve aprire la partita Iva, mentre se i siti fanno capo a privati che svolgono altra attività o vengono aggiornati senza regolarità,  si configurano come attività occasionale.</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Nel sito gestito da un privato si deve indicare, ai sensi di legge</strong>, che non si tratta di un prodotto editoriale perché aggiornato senza fissa regolarità. In attesa di chiarimenti definitivi, il discorso della partita Iva con Adsense potrebbe ritenersi vincolato alle norme generali sulla regolarità ed esclusività dell’aggiornamento dei siti web.</p>
<p class="MsoNormal"><em>Fonte immagine: guadagnaresoldionline.com</em></p>

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		<title>Articolisti e partita Iva</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 09:41:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba</dc:creator>
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		<category><![CDATA[aprire partita Iva]]></category>
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		<description><![CDATA[La folta schiera di articolisti e web writer impegnati nella ...<br /> <small>&copy;Copyright by <a href="http://www.worky.biz">Worky.biz</a></small>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2011/12/webwriter.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-16552" title="webwriter" src="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2011/12/webwriter-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>La folta schiera di articolisti</strong> e web writer impegnati nella produzione di contenuti per il web si interrogano sempre più spesso sulla loro posizione fiscale, cioè sull’apertura o meno della partiva Iva.</p>
<p><strong>Le norme fiscali sul lavoro</strong> intellettuale di produzione di contenuti, sia per la carta stampata che per il web, regolano la materia con le famose “cessioni di diritto d’autore”, cioè si cedono i diritti di pubblicazione di un’opera fruendo di una tassazione agevolata che considera imponibile solo il 75% dei compensi percepiti.</p>
<p><strong>Ma resta sempre il dubbio sull’apertura</strong> o meno della partita Iva. Il mondo degli articolisti è molto vario e si trova di tutto: dal professionista con partita Iva che scrive da 20 anni, al giovane alle prime armi che cerca di racimolare delle collaborazioni dignitose.</p>
<p><strong>In effetti sia per i “vecchi” che per i giovani</strong> il mercato delle collaborazioni si presenta ormai piuttosto omogeneo, cioè con compensi sempre al ribasso o che non superano una certa soglia.</p>
<p><strong>In tal caso raggiungere un limite di reddito</strong> annuale diventa difficile, se non impossibile. Come regolarsi dunque quando si scrive per il web? Se non si supera la soglia dei 5 mila euro annui si possono emettere parcelle con ritenuta di acconto del 20% che sarà versata dal committente, mentre se si supera questa soglia si può aprire partita Iva optando per il regime forfettario in cui si è esenti da Iva fino a 30 mila euro annui e si paga un’imposta sul reddito fissa del 20%.</p>
<p><em>Fonte immagine: inspiremonkey.com</em></p>

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		<title>Le regole per fare impresa</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 16:32:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molti giovani, interpellati sulla possibilità di fare impresa, si mostrano ...<br /> <small>&copy;Copyright by <a href="http://www.worky.biz">Worky.biz</a></small>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-7231" title="business-plan-picture" src="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2010/10/business-plan-picture-300x232.jpg" alt="business-plan-picture" width="300" height="232" />Molti giovani, interpellati sulla possibilità </strong>di fare impresa, si mostrano perplessi sulla futura redditività di un lavoro autonomo.</p>
<p><strong>In tempi di crisi e di scarsità di lavoro</strong>, i pareri sono anche molto contrastanti, perché l’impresa viene vista come unico sbocco occupazionale in un’epoca in cui ormai sembra impossibile trovare un lavoro, ma viene anche percepita come un investimento a rischio, visto il drastico calo dei consumi e delle commesse, seguiti alla grave crisi economica.</p>
<p><strong>Quale delle due posizioni</strong> corrisponde alla realtà? Tutte e nessuna potremmo dire.</p>
<p><strong>Prima di avviare un ‘impresa</strong> ed evitare il rischio di un penoso fallimento, bisogna considerare attentamente alcuni parametri di fattibilità.</p>
<p><strong>Anzitutto possedere una buona formazione</strong> e cultura di impresa, ottenuta attraverso un percorso di studi economici o giuridici.</p>
<p><strong>Una buona base è rappresenta anche dal diploma</strong> di Ragioniere ( diploma tanto bistrattato, quanto maltrattato e che invece, può offrire valide basi per comprendere i meccanismi perversi dell’economia).</p>
<p><strong>Gli step successivi per creare un’impresa </strong>sono l’idea o il progetto di business; l’analisi della concorrenza e della sua distribuzione a livello territoriale ed extraterritoriale.</p>
<p><strong>Un ottimo strumento per quantificare la presenza</strong> dei competitors, è il web, o  meglio, i motori di ricerca, che, digitando la semplice voce corrispondente all’impresa che si vuole avviare, riportano una serie di pagine con i dati numerici della visibilità on line delle aziende.</p>
<p><strong>Sempre con questi strumenti </strong>si può risalire anche ad un’analisi della domanda, cioè quanti utenti cercano il prodotto o servizio che si vuole vendere.</p>
<p><strong>Bisogna chiedersi se quello</strong> che si vuole fare è davvero utile o interessa il potenziale acquirente.</p>
<p><strong>Puntare a settori di nicchia</strong>, dove ancora non esiste un’elevata concorrenza, ma un buon livello di domanda.</p>
<p><strong>Esaminare anche il profilo fiscale</strong> dell’impresa che si vuole avviare e capire quanto la tassazione potrebbe incidere sugli utili aziendali.</p>
<p><strong>Pensare anche a fare impresa all’estero</strong>, se le condizioni appena esaminate dovessero essere più favorevoli altrove.</p>
<p><strong>Fonte immagine:</strong> <a href="http://www.palmix.it/">http://www.palmix.it/</a></p>

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		<title>Lavorare con un blog. A che serve la partita Iva?</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 15:41:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba</dc:creator>
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		<category><![CDATA[obbligo partita Iva]]></category>
		<category><![CDATA[partita iva]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo avevamo annunciato in un precedente post ed adesso intendiamo ...<br /> <small>&copy;Copyright by <a href="http://www.worky.biz">Worky.biz</a></small>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-6377" title="agenzia-delle-entrate1" src="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2010/09/agenzia-delle-entrate1.jpg" alt="agenzia-delle-entrate1" width="225" height="149" />Lo avevamo annunciato in un precedente post </strong>ed adesso intendiamo mantenere la promessa: vogliamo parlare dell’obbligo della partita Iva per i possessori di siti di informazione e blog.</p>
<p><strong>La norma relativa</strong> all’argomento <strong>è il</strong> <a href="http://www.viasetti.it/partita_iva_sul_sito.htm">Dpr 404/2001, art.2</a> che obbliga i possessori di partita Iva ad indicarla nell’home page del proprio sito.</p>
<p><strong>La legge si riferisce ad aziende appartenenti a svariati settori di impresa</strong> che promuovono la loro attività tramite sito web.</p>
<p>La mancata apposizione del numero di partita Iva sul sito, comporta una <strong>sanzione da 258 a 2065,83 euro</strong>.</p>
<p>Anche<strong> i possessori di blog</strong>, all’epoca di questa norma si trovarono un po’ spiazzati e sempre da allora la confusione su questo tema regna sovrana.</p>
<p><strong>Deve o non deve</strong> il proprietario di un blog<strong> apporre il numero della partita Iva</strong> sull’home page dello stesso?</p>
<p><strong>Il discorso è semplice</strong>: <strong>se il blog</strong> serve per pubblicare commenti, esperienze personali, news ed immagini <strong>senza una periodicità</strong> fissa e non ospita pubblicità, <strong>non ha nessun obbligo di aprire partita Iva</strong> ed esporla sul sito, al contrario, se il blog fa parte di <strong>un’impresa editoriale che pubblica contenuti ed informazioni con una periodicità fissa</strong>, cioè ogni settimana, ogni mese, ogni 15 giorni o tutti i giorni ed ospita banner e pubblicità in maniera continuativa, <strong>ha l’obbligo di indicare </strong>la <strong>partita Iva</strong>  nell’home page del sito.</p>
<p>Molti blog fanno parte di <strong>network di informazione</strong> creati da web agency specializzate, in questi casi nell’home page del blog andrà indicata la <strong>partita Iva della web agency  proprietaria</strong> di detti portali.</p>
<p><strong>Fonte immagine</strong>: <a href="http://fendente3.wordpress.com/2010/01/17/la-verita-sullufficio-delle-entrate/">http://fendente3.wordpress.com/2010/01/17/la-verita-sullufficio-delle-entrate/</a></p>

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		<title>La Partita IVA</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 15:03:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dream08</dc:creator>
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Oggi trattiamo un argomento molto importante la Partita IVA!.
Chi ha ...<br /> <small>&copy;Copyright by <a href="http://www.worky.biz">Worky.biz</a></small>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-148" title="partita_iva" src="http://www.worky.biz/wp-content/uploads/2009/07/partita_iva-300x200.jpg" alt="partita_iva" width="300" height="200" /></p>
<p>Oggi trattiamo un argomento molto importante la <strong>Partita IVA!.</strong></p>
<p>Chi ha intenzione di aprire un&#8217;attività deve avere la<strong> Partita IVA</strong>, essa serve per poter fatturare i costi e scaricare le vendite.</p>
<p>Dal sito <a href="http://www.wikipedia.it"><strong>Wikipedia</strong></a>, vi riportiamo  la descrizione dettagliata di <strong>Partita IVA.</strong></p>
<p>&#8220;La <strong>Partita IVA</strong> è una sequenza di 11 cifre che identifica univocamente un soggetto che esercita un’attività rilevante ai fini impositivi.</p>
<p>Ogni soggetto fiscale della UE è riconoscibile dal suo numero di <strong>Partita Iva</strong>, composto dalla sigla della Nazione di appartenenza (IT per Italia, DE per Germania, ES per Spagna etc, etc.) e da una sequenza alfanumerica o numerica, variabile da nazione a nazione.</p>
<p>Il numero di <strong>Partita IVA</strong> è rilasciato dall’<strong>Ufficio dell&#8217;Agenzia delle Entrate</strong> a cui viene richiesto, indipendentemente dal domicilio fiscale, al momento della apertura della posizione IVA (DPR 404/01).</p>
<p>Può essere aperta in modo telematico anche da un intermediario abilitato al servizio Entratel o dalla Camera di commercio, industria, agricoltura e artigianato.</p>
<p><strong>Esistono due modelli:</strong><br />
-il modello AA9/7 per le ditte individuali<br />
-il modello AA7/7 destinato invece alle società.</p>
<p>Il codice della <strong>Partita IVA</strong> è formato da 11 caratteri numerici di cui i primi 7 individuano il contribuente attraverso un numero progressivo, i successivi 3 individuano la provincia dove ha sede l&#8217;<strong>Ufficio dell&#8217;Agenzia delle Entrate</strong> che lo attribuisce, l&#8217;ultimo è un carattere di controllo.</p>
<p>Il numero di <strong>Partita IVA</strong> assegnato al contribuente, a partire dal <strong>1 dicembre 2001</strong>, ha validità su tutto il territorio nazionale e rimane invariato per tutto il periodo in cui si svolge l&#8217;attività.</p>
<p>Tutti i soggetti che intraprendono un’attività che ha rilevanza ai fini IVA (impresa, arte, professione), compresi i soggetti non residenti che istituiscono una stabile organizzazione in Italia o che intendono identificarsi direttamente, devono presentare la dichiarazione di inizio attività presentando un apposito modello, disponibile in formato elettronico e prelevabile gratuitamente nel sito Internet dell&#8217;<strong>Agenzia delle Entrate.</strong></p>
<p>Chi è iscritto ad un albo professionale come i commercialisti oppure gli avvocati ha l’obbligo di apertura della <strong>Partita Iva</strong>&#8220;.</p>
<p><strong>Fonte </strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Partita_IVA"><strong>Wikipedia &#8211; Partita IVA</strong></a></p>

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